
Nome: nedda
Voglio presentarmi ai visitatori, in modo che possano farsi un'idea della persona che li invita ad entrare.
Sono un'insegnante di scuola elementare in pensione da molti anni. Ho passato gli ottanta ed ancora provo interesse per tutto ciò che avviene intorno a me. Questa faccenda dei siti mi intriga parecchio perché li trovo un modo nuovo di incontrare, sia pure virtualmente, persone nuove, per scambiarsi idee, esperienze, paure e speranze.
Sono nonna e trisnonna e seguo il consiglio dato da un dirigente agli anziani invitati a partecipare ad un corso per imparare ad usare il computer. "......non abbia a succedere che un vostro nipotino vi dica "stai lontano dal mio computer, potresti combinare guai!". Vi riporto questo discorso per scherzare su una realtà molto seria.
Quando, in tempi molto lontani, un film, bello o brutto che fosse, riempiva le sale, ci fu un imponente movimento d'opinioni che , vedendone soltanto il lato negativo, tendeva a distogliere gli aspiranti spettatori, e in modo speciali noi giovani, da un divertimento pericolosissimo per la morale. Un decennio dopo circa, i film, quelli adatti, e magari purgati, venivano proiettati nelle sale parrocchiali procurando ai ragazzini un enorme divertimento ed ai genitori un paio d'ore di pace domestica.
Ora lo sviluppo della tecnica e della scienza ci offre nuove possibilità. Non è meraviglioso che anche noi vecchietti possiamo approfittarne per un vicendevole aiuto?
Mi scuso di usare spesso la parola "vecchietto" al posto di anziano; spero che nessuno mi consideri poco rispettosa. Nella parola "vecchio" ci sento tanta verità mentre nella parola "anziano" ci sento l'ipocrisia. Chi legge sceglierà di chiamarmi come più gli piace.
Bella gente ,(come dice il Gabibbo) , vi prego, entrate nel mio sito, sarete i benvenuti.
Molto cordialmente vi saluto.
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L'Orologio a cucù «Che babbo sta per tornare da noi!» esclamarono i ragazzi.
«Sarebbe la grande felicità più grande per tutti noi» disse la mamma.
Si chiamava Alessio, aveva dieci anni e abitava in città; tutti gli volevano bene perché era allegro, gentile e servizievole. Viveva in una povera casa assieme alla mamma e alla sorella Carlotta; il padre era andato a lavorare all'estero e di lui da due anni non si era saputo più nulla.
Alessio amava la mamma e amava anche la sorella Carlotta anche se con lei bisticciava più di una volta per questa o per quella ragione.
«Andate d’accordo!” si raccomandava la mamma.
Allora i due ragazzi facevano la pace e per un po' andavano d’accordo.
La mamma, che si chiamava Daniela, cuciva a macchina vestiti per le clienti e guadagnava a stento il necessario per vivere lei e i ragazzi.
Carlotta aveva dodici anni e non andava più a scuola, restava a casa a sbrigare le faccende domestiche così la mamma poteva stare più tempo alla machina da cucire e guadagnare qualche soldo in più.
Carlotta mentre sfaccendava teneva la radio accesa: per svagarsi e imparare sempre cose nuove.
La radio stava sulla madia in cucina e tutti la trattavano con molta cura, anche Alessio che era appassionato di canzoni e che aveva una bella voce forte, chiara bene intonata. Qualche volta i due fratelli litigavano appunto perché ciascuno di loro voleva ascoltare quello che piaceva a lui ma che non piaceva all'altro.
La cucina era grande col soffitto alto; la mamma ci lavorava e Alessio ci faceva i compiti di scuola mentre la sorella Carlotta, finite le faccende, si metteva seduta a tavola a leggere i libri che prendeva in prestito dalla Biblioteca pubblica.
Dalla cucina si passava in camera da letto dove c'erano tre letti tre comodini l'armadio e il cassettone.
In cucina c'era un grande focolare antico; d'inverno Carlotta ci teneva acceso il fuoco tutto il giorno lasciando aperta la porta della camera da letto perché c'entrasse un po' di calduccio in modo che il momento di andare a letto non fosse una tragedia a causa delle lenzuola gelate.
La mamma, da parte, sua durante i giorni freddi teneva la macchina da cucire vicino al focolare.
Alessio soffriva poco il freddo perché durante la mattina stava a scuola in un'aula ben riscaldata e nel pomeriggio era sempre in movimento giocando all'aperto coi compagni; quando gli prendeva freddo entrava in casa a scaldarsi al focolare e poi usciva di nuovo.
I ragazzi dicevano alla mamma: «Il fuoco del camino è bello ma scalda meno di una stufa. perché non compri una cucina economica, magari di seconda mano?»
E la mamma rispondeva: «Avete ragione ma i soldi sono sempre troppo pochi. Se ci fosse qui il vostro babbo molte cose andrebbero meglio.»
«Mamma - chiese Alessio - il babbo ci voleva bene, vero? Io ricordo quando mi portava a cavalluccio, quando mi ha fatto la carriola di legno, quando mi ha insegnato ad andare in bicicletta»
Carlotta aggiunse: «E io mi ricordo di quando sono inciampata in un sasso e sono caduta: lui mi ha rialzata, mi ha lavato il ginocchio sbucciato con l'acqua della fontana, e mentre io piangevo lui mi diceva parole affettuose per consolarmi. Chissà dove è ora il papà? Chissà cosa fa? Penserà a noi come noi pensiamo a lui?»
La mamma lo rassicurò:
«Certamente pensa a noi tutti e non so immaginare il motivo del suo silenzio. Voi sapete ragazzi che lui se n'è andato lontano in cerca di lavoro. Diceva: "Per ora parto solo io, ma spero di potervi chiamare presto a raggiungermi in modo che non dovremo più lasciarci". Speriamo di ricevere finalmente sue notizie»
«Mamma - disse Alessio - certe notti sogno che passa il treno e che al finestrino c'è il babbo che ci saluta con la mano. Cosa vorrà dire?»
«Non lo so Alessio, ma capisco che il babbo ti manca come manca a me. E' così vero?»
"Si, ci penso sempre al mio papà» e Alessio cominciò a piangere.
La mamma abbracciò il suo bambino, poi chiamò anche Carlotta accanto a sé, si strinse al cuore i suoi ragazzi mentre diceva: «Noi siamo qui che aspettiamo il suo ritorno e come dice il proverbio: "nessuna nuova, buona nuova" dal momento che non sappiamo nulla di lui da due anni, possiamo sperare che non gli sia capitato nulla di veramente grave e che questo silenzio finalmente abbia termine».
Tornò l'estate: poiché faceva caldo, Carlotta smise di cucinare col fuoco di legna, spazzò e pulì il focolare e sparse la cenere nell'orto riprendendo a servirsi del fornello a gas.
Una sera mentre la famigliola stava cenando, in un momento di silenzio si fece udire un debole cri-cri-cri. «Avete sentito?” - chiese Alessio.
«Si, ho sentito - rispose Carlotta - direi che è il grillo del focolare»
«Un grillo? - chiese incredulo Alessio - ma i grilli stanno nei prati, nascosti tra l'erba; Come può vivere un grillo nella nostra cucina?»
"Certo che può viverci - spiegò Carlotta - ogni casa con un focolare ha il suo grillo e se non si fa sentire col suo cri-cri vuol dire che in quella casa qualcosa non va bene. Rimaniamo in silenzio e vediamo se si fa risentire»
Carlotta, come mi pare di avervi già detto, leggeva molti libri e le era capitato di leggere anche la famosa novella di Dickens intitolata per l'appunto "Il grillo del focolare".
Dopo qualche minuto il cri-cri si fece risentire e i presenti ebbero la certezza che proveniva dal focolare.
Alessio si alzò subito dalla sedia, si avvicinò al focolare e cominciò a scrutare le pietre per scoprire dove era nascosto il grillo dicendo: «Se riesco ad acchiapparlo lo metto in una scatolina che porrò sul mio comodino: quando vado a letto lui canterà e io mi addormenterò contento della sua compagnia»
«No, no - gridò Carlotta - il grillo non va toccato, è il genietto buono della casa; quando viene costruito un nuovo focolare un grillo viene ad abitarci per proteggere le persone della casa e quando canta annuncia buone notizie, se lo disturbiamo potrebbe scappare e non tornare mai più»
«Ma almeno lascia che lo veda “ replicò Alessio, e scrutò attentamente le pietre affumicate, ma non vide nulla.
«Ma i grilli del focolare stanno ben nascosti tra pietra e pietra, non si fanno vedere, però ci dicono cri-cri-cri sono qui” spiegò Carlotta. «Ha cantato due volte - disse la mamma - cosa vorrà dirci?”
Da quel giorno, ogni sera i ragazzi misero nell'angolo del focolare una ciotolina d'acqua fresca perché il grillo dopo aver cantato si potesse dissetare e magari cantasse di nuovo per il piacere d aver bevuto. Passarono parecchi giorni e una sera ecco di nuovo, durante la cena, il cri-cri-cri atteso da tutti.
I ragazzi si guardarono negli occhi molto eccitati,
«E' la terza sera che canta – gridarono - forse il babbo è vicino. Mamma prepariamo il suo posto a tavola” esclamò Alessio.
«Calma, calma, figlioli - consigliò la mamma - non sappiamo cosa vuol dire di preciso il grillo del focolare, non vorrei che rimaneste delusi!»
Ma si udì ancora, insistente, deciso il cri-cri cri-cri cri-cri e allora la mamma aggiunse: «Credo, Alessio, che ti abbia ragione: forse il babbo sta arrivando per davvero; sarà bene che noi da domani si cominci a rassettar la casa, ad abbellirla, lustrare tutto perché dobbiamo accoglierlo nel modo migliore» La mattina seguente fu bussato alla porta di casa, toc-toc. Carlotta si affrettò ad aprire: era il portalettere con un telegramma in mano: «La signora Daniela Kocevar abita qui? Tu bambina sai fare la firma per ricevuta?» “Certo” rispose Carlotta, prese in consegna il telegramma e, tutta emozionata e piena di curiosità, lo passò alla mamma che, lo aprì con mani tremanti. Sperava buone notizie e nello stesso tempo temeva cattive novità. Lesse le poche parole con voce incerta: "Arriverò sabato mattina col treno - vi aspetto alla stazione alle dodici - baci - Cherubini Attilio". «O mamma - esclamò felice Carlotta - lo vedi che il grillo del focolare ha detto la verità? Fra poco tornerà Alessio dalla scuola e vedrai che salti di gioia farà. Evviva il grillo del focolare!» «Evviva, evviva - esclamò anche la mamma - Oggi è giovedì, domani possiamo pulire a fondo la casa e sabato mattina ci facciamo belli per andare incontro al babbo”.
Alessio tornò a casa da scuola vide la mamma e Carlotta sulla porta di casa coi volti raggianti di gioia e capì subito che c'erano buone notizie.
«Arriva il babbo, vero?» «Sì, sabato prossimo. Contento?
“Felicissimo, altro che!" e Alessio cominciò a correre perla cucina gesticolando felice gridando: Viva il babbo! Viva il grillo del focolare! Molto prima che l'orologio della stazione segnasse le dodici la famigliola era in attesa sotto al pensilina. Finalmente il treno apparve, rallentò, si fermò. Già dal finestrino il babbo si sbracciava in segno di saluto per i suoi cari poi scese appoggiò a terra una piccola valigia e spalancò le braccia per stringere a se le persone care che non vedeva da due anni. Nessuno parlava, si guardavano, si accarezzavano come timorosi che quanto avveniva fosse soltanto un sogno. I loro occhi erano colmi di lacrime, ma di lacrime di gioia. Poi Alessio prese la piccola valigia e corse avanti, poi si fermava ad aspettarli la corsa. Alla fine tutta la famigliola si ritrovò davanti a casa. Sulla porta c'era un grande cartello scritto con l'inchiostro rosso "La tua sposa e i tuoi figli ti dicono bentornato! Oggi in questa casa abita la felicità". Il babbo lesse commosso la scritta mentre Carlotta spalancava la porta.
Il sabato mattina Alessio non andò a scuola e passò la mattinata a mettersi in ordine; andò dal parrucchiere e poi indossò i vestiti migliori; Carlotta da parte sua, si pettinò con le treccine come al tempo in cui il babbo era partito per l'estero, e la mamma si fece bella pettinandosi con cura i lunghi capelli neri e appuntandoli con bel garbo sulla sommità del capo.
Tutti entrarono nella cucina splendente di pulito: al centro c'era la tavola apparecchiata per quattro, i genitori e Alessio si misero a tavola mentre Carlotta accendeva i fornelli per riscaldare il buon pranzetto che la mamma aveva preparato da qualche ora. Quando furono a tavola il babbo disse: «immagino che vogliate sapere cosa è successo in questi due anni ma è una storia lunga e se voi siete d’accordo per ora facciamo festa alle vivande che la mamma ha preparato e più tardi vi contenterò. Ora lasciate che vi guardi, figlioli! Vedo Carlotta che sei una brava piccola massaia e sei diventata ancora più graziosa e tu, Alessio sei molto cresciuto, e così robusto che forse alla lotta mi vinceresti!»
A un certo punto del pranzo, guardando verso il focolare il babbo disse: « Ora che sono tornato e che tu Carlotta sei ormai una signorina, una sola stanza da letto non basterà più, la cucina è grande, si potrebbe disfare il focolare e tirar su una parete che divida la cucina in due parti; nella parte più piccola potrebbe venirci una stanzetta per te».
«, No, babbo, ti prego. Non buttare giù il focolare»
«E perché no?»
«Ci abita il grillo del focolare che protegge la nostra casa; se butti giù il focolare lui se ne andrà e rimarremo senza la sua presenza protettrice!»
«Oh, bambina cara, non voglio darti un dispiacere, lascerò il focolare dov'è, forse venderò questa casa e ne comprerò una più grande, che ne dite tutti voi? Vi piace l'idea?»
«Babbo - disse Alessio - io preferisco restare qui, in questo rione perché qui ci sono tutti i miei amici
con i quali gioco a pallone tutti i pomeriggi."
“Anch'io - disse la mamma - resterei volentieri in questa casa dove sono nati i nostri ragazzi»
«Allora come si fa? chiese il babbo - Qui siamo stretti»
«Babbo - intervenne Carlotta - anch'io preferisco rimanere qui e tu potresti aggiungere una stanza alla casa prendendo il terreno dall'orto che è abbastanza grande».
"Ma senti un po' questi ragazzi!" esclamò il babbo, sanno dare dei punti a noi adulti, vero, Daniela? Ascolterò il tuo suggerimento, Carlotta, la tua stanzetta avrà una bella finestra luminosa così potrai studiare senza stancarti troppo gli occhi."
"Ma babbo, io non vado più a scuola" lo interruppe Carlotta. "Perché mai?" "Ho finito la quinta classe e poi sono rimasta a casa per aiutare la mamma a sbrigare le faccende così che lei potesse lavorare qualche ora in più alla macchina da cucire”
"Ma a te piace studiare?"
"Sapessi quanti libri legge" lo interruppe la moglie" Non le bastano mai!"
"Ora che sono tornato, miei cari, potrò lavorare e guadagnerò quanto basta senza che voi dobbiate fare più simili sacrifici. E tu, Alessio, hai voglia si studiare? chiese il babbo al ragazzino, mentre gli spettinava per scherzo i capelli? Senza studi si fa poca strada, si fatica molto e si guadagna poco!"
"Certo che mi piace studiare, babbo, specialmente le scienze; da grande voglio fare l'inventore."
"E cosa vorresti inventare?"
l pallone con le orecchie, con gli occhi e con le rotelline: io gli sussurro un ordine, lui ascolta, si guarda velocemente attorno, punta la porta avversaria, mette in moto le rotelline e via! gol garantito! Vincerei io le partite di serie A, quelle di Serie B e quelle di Serie C. Che te ne pare babbo?"
"Fantastico! Però dovrai fare attenzione agli altri giocatori tuoi avversari!"
"Perché ?" "Potrebbero anche loro scovare qualche diavoleria per mettere fuori uso il tuo Pallone-robot, non credi, Alessio? Però la tua pensata è interessante e mi dice che la fantasia non ti manca. Dopo che avrai studiato, sarai in grado di inventare cose meravigliose, ne sono sicuro! Ed ora, Daniela, cara moglie mia, e voi ragazzi, permettete che vada a riposare un poco? Stanotte ho vegliato durante tutto il viaggio e mi sento a pezzi; stasera sarò di nuovo in forma e vi racconterò come e perché non avete avuto mie notizie per due anni interi,."
Ora, piccoli cari lettori voglio dirvi un mio segreto: quando ero piccola come voi leggevo tutto quello che mi capitava tra le mani, mi piacevano i racconti le favole specialmente dove c'erano molti discorsi perché dove la gente fa domande e dà le risposte, le righe di solito sono corte e si leggono facilmente perciò anch'io nelle pagine che scrivo per voi faccio parlare molto i personaggi e per non annoiare chi legge ripetendo centinaia di volte le parole: disse, chiese, rispose, domandò, interruppe, esclamò, concluse e altre parole simili, ho deciso di usarle solo quando sono necessarie. Se nella storia ci sono, ad esempio, due ragazzi che si chiamano l'uno Gavino e l'altro Manolo, se Gavino fa una domanda all'amico, ‚ chiaro che a rispondere sia Manolo; non c'è bisogno che ve lo dica io. Se questo discorso è troppo difficile da capire e se nessuno ve lo può spiegare meglio, fate come se io non vi avessi detto niente tanto la storia che vi sto raccontando, rimane sempre la stessa
l babbo si alzò riposato, tutta la famigliola prese posto attorno alla tavola e il tanto atteso racconto ebbe inizio.
"Cara moglie, cari figli, siete rimasti per due anni senza mie notizie ma, come capirete tra poco, non c'è colpa da parte mia.
Poco dopo essere arrivato nella città di Valadios, trovai lavoro in un cantiere non come muratore come avevo sperato, ma come manovale; il mio compito era quello di preparare il carico di mattoni per la gru, non pensavo di trovarmi un giorno in pericolo. Quando il carico fu pronto, il gruista iniziò la manovra di sollevamento. A causa del vento forte, il carico ondeggiò, mi investì, mi colpì alla testa ed io caddi a terra senza sensi.
Fui immediatamente soccorso, trasportato all'ospedale dove mi curarono la ferita al capo. Però io di tutto questo non ricordo nulla, me lo hanno raccontato gli infermieri dell'ospedale, infatti io avevo perso la memoria e non ricordavo più nulla, nemmeno il mio nome,
Quando la mia ferita al capo fu guarita, il direttore dell'ospedale non sapeva che cosa fare per me; non aveva neppure potuto avvertire il Console Italiano perché non sapeva che io ero italiano e io non potevo più parlare in conseguenza del trauma alla testa, I miei documenti erano rimasti nella pensioncina dove avevo preso alloggio.
Il direttore dell'ospedale mi chiese se volevo rimanere alle sue dipendenze come giardiniere e come uomo di fatica. Io capivo un poco le sue parole, ma capivo meglio i suoi gesti, e gli feci capire che accettavo, la sua proposta di lavoro, Passarono i giorni, i mesi, e la mia vita si svolgeva tutta dentro il recinto dell'ospedale, senza poter parlare con nessuno. Un uomo senza memoria è come un robot; non ha emozioni, non gioisce, non soffre, non spera."
Il babbo fece una pausa e rimase assorto nei suoi pensieri" Povero papà - disse Alessio - non essere triste! Ora sei qui tra noi che ti vogliamo tanto bene"'
La mamma e Carlotta erano così commosse che non riuscivano a parlare, i loro occhi erano colmi di lacrime di compassione.
Il babbo trasse un profondo sospiro e riprese a raccontare.
Un giorno, nella pausa del pranzo, volli mettere ordine nell'armadio della mia cameretta e rividi, appesa ad una gruccia, la mia giacchetta da lavoro.
La presi in mano e frugai nelle varie tasche, non so nemmeno io il perché . Le tasche erano completamente vuote, però nel taschino interno dove tu, Daniela, avevi cucito il mio piccolo gruzzolo di emigrante che non c’era più, in quel taschino trovai la mia salvezza."
"Che cosa c'era nel taschino?"
"Una fotografia di un gruppo di quattro persone: davanti una ragazzina e un bambino, dietro un uomo e una donna entrambi giovani e sorridenti.
Chi sono? mi chiedevo. Nella mia testa c'era una gran confusione, come una fitta nebbia. Però la faccia di quell'uomo mi sembrava di riconoscerla e all'improvviso, come il sole che fuga la nebbia, la scoperta; ero io quell'uomo, ne ero sicuro perché quel viso lo vedevo allo specchio tutti i giorni, mentre mi radevo la barba!
Gesummaria! Che emozione! E quella giovane sposa chi era? E quei bambini?
Girai la fotografia per scoprire se c'era scritto qualche cosa che mi aiutasse a capirne il mistero. Ora capisco che la perduta memoria quel giorno stava lentamente ritornando, perché da tanto tempo non sapevo più né parlare né scrivere, né leggere…
Dietro la fotografia c'era quello che ci avevi scritto tu Daniela, al tempo della mia partenza. Te ne ricordi?"
"Sì, me lo ricordo, avevamo fatto fare quella foto perché tu guardandola, soffrissi meno la nostalgia della famiglia."
"Quella fotografia ha fatto il miracolo che io riacquistassi la memoria perché sul retro io lessi;
Cherubini Attilio, capo famiglia, Cherubini Daniela, moglie, Cherubini Carlotta, figlia, Cherubini Alessio, figlio
Allora dal buio vennero a galla i ricordi. Quell'uomo ero io il mio nome era Cherubini Attilio, la giovane donna eri, tu, Daniela, mia moglie e i ragazzini eravate voi, tu Carlotta e tu, Alessio. In un angolo della fotografia c'era il nome della nostra città e la data, così potei ricordare di essere italiano e ricordai anche tutto il resto.
Corsi dal Direttore dell'ospedale tenendo in mano la preziosa fotografia.
Quando entrai nel suo ufficio lui, come il solito, mi salutò cortesemente ed io pensavo di rispondere come il solito, chinando la testa, invece dal cuore mi vennero le parole d’esultanza: “Sono italiano! Sono italiano! Mi chiamo Cherubini Attilio! - e gli porsi la fotografia, e questa è la mia famiglia, guardi, Signor Direttore!"
Lui guardò la foto, lesse quello che c'era scritto dietro, mi osservò e disse; "Mi rallegro con lei signor Cherubini e le faccio di cuore tanti auguri. Immagino che vorrà tornare al più presto dai suoi cari: poiché Lei ha svolto un buon lavoro qui da noi, sarò lieto di provvedere a tutte le pratiche per il suo rientro in Italia."
Poi il Direttore dell'Ospedale aggiunse:"Signor Cherubini, abbiamo messo nella cassaforte i soldi che lei ha guadagnato in questi due anni non alla Banca perché non sapevamo quale era il Suo nome. Domattina potrà ritirarli; le serviranno per le spese di viaggio e Le resterà un discreto gruzzolo da spendere per la sua famiglia. Contento?"
"Grazie assai!" risposi; salutai e ritornai a finire il mio lavoro in giardino; dove sarei potuto andare altrimenti? Come minimo ci sarebbero voluti due o tre giorni prima di poter partire per tornare da voi e, lavorando, sarebbero passati meno lenti. Mentre lavoravo, pensavo a te, Daniela a te Carlotta e a te Alessio. Mi pareva mill'anni di provare l'immensa gioia di riabbracciarvi: di tanto in tanto tiravo fuori di tasca la fotografia del miracolo, guardavo i vostri cari volti e li baciavo con tanto amore. Ed ora eccomi qui, siamo finalmente riuniti e per quanto mi riguarda spero di non dovervi lasciare mai più.
"Attilio!" lo interruppe la moglie," Le cose qui ora vanno meglio di quando tu hai dovuto partire: per i muratori il lavoro non manca anzi sono molto ricercati. Nei prossimi giorni potrai informarti: per ora pensa a riposare e a goderti la tua famiglia."
"Non dubitare, seguirò il tuo consiglio, tanto più che nel portafoglio tengo un discreto gruzzolo! Allegra, gente mia! Sembra che la ruota della fortuna abbia cominciato a girare in nostro favore."
"Babbo, chiese Alessio," Potrò avere la mountain-bike?""E che cos'è?"
"Una bicicletta bella, forte, speciale per andare in montagna; domani si potrebbe andare a vederla. La desidero da tanto tempo. Alla mamma non l'ho mai detto perché sapevo benissimo che non aveva abbastanza soldi per comprarmela." "Bravo, Alessio, sei un ragazzino ragionevole e sensibile. Ti ringrazio di non aver rattristato la mamma chiedendole ciò che lei non poteva darti. Domani andremo a vedere questa monten… mi insegnerai il nome giusto, vero, Alessio?"
"Sicuro!" gridò felice il ragazzino." Evviva! Evviva!"
"E tu Carlotta, quale desiderio hai dovuto mettere da parte in questi due anni della mia assenza?"
"Il desiderio di avere dei libri miei: già la mamma ti ha detto che leggo volentieri, solo che i libri, dopo averli letti li devo restituire alla Biblioteca Civica che me li ha prestati mentre i più belli vorrei tenerli presso di me."
"E, allora come vorresti fare?" "Vorrei tanto avere ogni settimana un libro nuovo da leggere e da mettere poi nella mia stanzetta."
"Carlotta, domani andremo alla libreria e potrai scegliere il libro che sarà il primo della tua biblioteca personale"
"Oh! Babbo! Mi hai fatta felice!"
Adesso tocca a te, Daniela, e scusa se ti ho lasciata per ultima, ho creduto bene di sentire prima i ragazzi Vorrei festeggiare il mio ritorno con un regalo a ciascuno di voi. Dimmi che cosa ti piacerebbe avere."
"Una macchina da cucire elettrica con lo Zig-Zag, e che serva anche per ricamare."
"Ma d'ora in avanti, non ci sarà più bisogno che tu ti affatichi alla macchina da cucire, basterà che tu abbia cura di tutti noi e della casa."
Credo che mi rimarrà qualche ora libera da occupare col lavoro di sarta; potrei mettere da parte dei soldi per gli studi dei ragazzi, e magari, perché no? Per farci una bella vacanza al mare che non abbiamo rivisto da quando sei partito?" "Ragazzi, che brava e previdente mamma avete! Un evviva per mamma Daniela!"
"Evviva! Evviva la mamma! - gridarono i ragazzi e aggiunsero - Evviva! Evviva il nostro papà!"
La fotografia miracolosa fu fatta ingrandire, incorniciare e venne appesa al posto d'onore in cucina.
E il grillo? Il babbo non smurò il vecchio focolare e così tutte le sere alla stessa ora, mentre la famigliola era a tavola poteva ascoltare il saluto del grillo: cri-cri, cri-cri ed era come se dicesse:
"Come sono felice di essere qui, come sono felice di essere qui!"
E una sera il babbo disse sorridendo:
"Pensavo di regalarvi un orologio a cucù, ma ora so che non ce n'è bisogno".
"Perché ?" chiesero tutti."
"Perché noi siamo speciali: abbiamo già un Orologio a Cri-Cri!"
Cari piccoli lettori, la storia finisce qui. E' stata troppo lunga? Perdonatemi: una storia si sa dove comincia ma non si sa dove e quando finisce. La prossima sarà più breve, parola mia!
Cari amici ,
mi tocca....stare zitta ,causa guasto pc. (che stan già riparando !!)
A presto!
Buona domenica!
N E D D A
AMERICA! AMERICA!
Conoscete il BIMBO VIRTUALE?
L'idea nacque in Canada ma una coppia di australiani brevettarono l'idea e calamitarono l'attenzione di mo9lti facendola conoscere negli USA dove in breve tempo si trasferirono.
Centinaia di scuole americane hanno adottato il progetto, servirsi del bambolotto per educare i propri studenti ad una sana vita sessuale. alla prevenzione di malattie contagiose ed a un più generale senso di responsabilità.
Il pupo virtuale risponde a quest'ultima finalità, fare sì che gli adolescenti abbiano almeno una certa conoscenza di ciò che li aspetta nel caso diventino genitori in così precoce età.
L'adozione del bambolotto virtuale, volontaria, che prevede un certo cerimoniale, ha portato una notevole diminuizione di adolescenti incinte.
Il procedimento: affidare all'adolescente delle scuole superiori, un figlio virtuale, un bambolotto di lattice e gomma, dalle sembianze mostruosamente(?) umane che produce reazioni sinil-vitali (pianti di fame, lagne di sonno, ecc.ecc), perché lo accudisca giorno e notte, come se si trattasse di un neonato vero e proprio.
Il bambolotto viene offerto in versione bianco, asiatico, franco ispano, indiano.
Le notizie che ho riportato le ho prese da una rivista di un anno circa fa, dispongo solo delle pagine che trattano l'argomento e non ricordo il titolo della rivista. nedda
Cari amici, quella che segue è una ricetta, uomo avvisato...
Lo STRUDEL caratteristico dolce tirolese a base di mele, si può fare in breve tempo, dal momento che la sfoglia si compra surgelata.
Dunque, fate scongelare la pasta e poiché, così com'è, si presenta un po troppo alta, assotigliatela, avvendo l'avvertenza di spianarla su di una tovaglietta infarinata.
Dopo aver messo a mollo due, tre manciate d'uva sultanina, fate tostare nel burro un etto o due di pane grattugiato, indi (come si diceva una volta), preparate le mele sbucciate e tagliate a fettine.
Ora cospargete la sfoglia del pane rosolato, spargete le fettine di mela, l'uva sultanina (che avrete avuto l'avvertenza di scolare e di asciugare con un panno o con carte) e tutta la frutta secca che avete a disposizione, tipo noci, pinoli e simili.
Ecco giunto il momento di arrotolare lo strudel. Aiutatevi con la tovaglia, sollevandola potrete ottenere l'arrtotolamento senza fatica, a differenza dei miei tempi, quando la cuoca durava sette camicie a dare la forma di rotolo allo strudel perché lo aveva preparato su di una spianatoia e non riusciva a sollevarlo senza che la pasta si strappasse.
Fate rotolare lo strudel sulla teglia, sempre aiutandovi con la tovaglietta , e mettete in forno per circa 45 minuti. Se vi piace, doratelo con un uovo sbattuto, Quando sarà freddo potrete abbellirlo e profumarlo con lo zucchero a velo.
Ciao a tutti,
Abbiate l'avvertenza di dare alla sfoglia la forma ovale, ed al rotolo, se vi piace, dategli la forma di mezzaluna o di ciambella.
Chi gusta la cannella, ne potrà mettere un bel po' nel preparato, assieme alla frutta.
Spero di essere stata chiara e che lo strudel vi riesca bene,
ciao, nedda
IL DISEGNO RIVELATORE
In precedenti pagine ho scritto a riguardo ai disegni fatti dai bambini; accennavo al fatto che nei loro disegni c'è sempre un messaggio per noi, aggiungo che il messaggio è spesso confuso, mascherato e che soltanto lo psicologo potrebbe interpretarlo, almeno in parte.
Ma il DISEGNO di cui scrivo oggi, non lasciava spazio a dubbi sul suo significato .
Circa venticinque anni fa, abitava non lontano da qui, una famigliola, genitori e figlioletta. Ebbi modo di incontrarli perché erano amici di mio figlio G. che all'epoca viveva in questa nostra con la moglie ed i due figlioletti.
Un triste giorno in quella famiglia apparentemente senza problemi, entrò la tragedia. Passarono quattro anni ed
un pomeriggio la bambina, G, assieme ad un suo piccolo ospite, vennero a far visita alla mia nipotina I., che stava da noi nonni per qualche giorno.
I tre bambini parlavano e giocavano, poi presentai loro tre cartoncini e gli chiesi di farmi un desegno. Accettarono .
Dei disegni fatti da mia nipote I. e dal coetaneo D., non ricordo nulla. Sicuramente erano disegni quali i bambini fanno spesso, ma del disegno della piccola G. (che aveva una decina di anni), non potrò mai scordarmi.
Tutto il cartoncino era occupato dal muso di un lupo, dalla bocca spalancata piena di denti! Impressinante! Ringraziai i ragazzini e non feci commenti.
Quattro anni prima la madre di G. sofferente prbabilmente per depressione, un giorno, mentre la piccola era a scuola, ed il marito, artista, stava in casa intento al suo lavoro, aveva caricato il fucile da caccia , lo aveva sistemato in modo che..e si era sparata. nedda
METAMORFOSI di una scritta murale
Sappiamo tutti che tra gli anni sessanta ed i settanta, ci fu la contestazione, giovani in rivolta contro la tradizione e contro qualsiasi autorità.
Sui muri della città, Firenze, apparivano grandi scritte, la cui durata nel tempo dipendeva dalla maggiore o minore sollecitudine dei proprietari delle case nel farle cancellare.
In una stradina vicino al mercato di S. Lorenzo, si poteva leggere, scritto a caratteri cubitali:
L' UTERO E' MIO E LO GESTISCO IO.
Passavo di lì di frequente così ebbi modo di ammirare la metamorfosi della scritta perché, dopo qualche giorno, appariva manomessa e trasformata nel nuovo slogan:
LUTERO E' MIO E LO GESTISCE CALVINO!
Ciao a tutti,
nedda
"COMPITO" per oggi
Cari amici, qualcosa di quanto ho scritto vi ha fatto sorridere? Vi chiedo ,oggi sorridete in mia vece a chi incontrate, a chi meno se lo aspetta!
Ricordo di aver letto tanto tempo fa di un distinto signore e del suo giovane nipote.Passeggiavano un giorno,in una via famosa di Barcellona, sfiorando centinaia di persone. Quando passò vicinissima una ragazza BRUTTA, lo zio le sussurrò : bella ragazza!
Il nipote chiese spiegazioni allo zio, come mai aveva lodato la bellezza di quella ragazza brutta?
Lo zio rispose: le ragazze belle di complimenti ne ricevono a iosa, quella ragazza forse non ne ha mai ricevuto e quello che io le ho rivolto, sicuramente l'ha commossa, l'ha fatta sentire donna e se lo ricorderà per tutta la vita!
Buona giornata,
nedda
Che MERAVIGLIA!
Da quando mia figlia Maria Angela mi ha introdotta nel mondo dei "post", come sono cambiate le mie giornate!
Prima scrivevo sul precedente "sito" ma non avevo contatti con chi mi leggeva, ora è tutto diverso, tanti contatti, sempre novità, tanti cari amici che leggono quanto scrivo e caloroso incoraggiamento da parte loro.
Per me che vivo in campagna, in una casa isolata, si è aperto un mondo nuovo: dopo una dozzina d'anni di furiose letture, in "solitaria", ecco che parlo con tante persone interessanti e gentili, per me scrivere per voi, visitatori, è come parlare con cari amici, rinnovo le energie, faccio progetti!
Vi ringrazio di cuore.
Nedda
NINNA NANNA N.2
Visto che la prima ninna-nanna ha riscosso, successo ve ne scrivo un'altra, è toscana, sembrerebbe dedicata ad una femminuccia ma in epocas che ancora ricordo, i piccolini vistivano un abitino, simile a quello delle femminucce.
"Fate la nanna, coscine di pollo,
la vostra mamma vi ha fatto un gonnello,
e ve l'ha fatto con lo smerlo in tondo,
fate la nanna , coscine di pollo.
Fate la nanna e possiate dormire,
il letto è fatto di tutte vìole
e le coperte di panno sottile,
fate la nanna, begli occhi di sole.
Ninnananna, ninna nanna , il bambino è della mamma,
della mamma e di Gesù e il bambino non piange più.
ninna nanna, ninna nanna...."
Che il piccolino si addormenti presto in modo che i "grandi" possano tirare il fiato! Ciao a tutti, nedda
PER I PIU' PICCINI
Stella, stellina,
la notte s'avvicina,
la luna (?) traballa,
la mucca è nella stalla,
la mucca ed il vitello,
la pecora e l'agnello,
la capra e il caprettino,
ognuna ha il suo bambino,
ognuno ha la sua mamma
e tutti fan la nanna!
Sogni d'oro,
nedda