Eccomi

Blogger: soresina
Nome: nedda
Voglio presentarmi ai visitatori, in modo che possano farsi un'idea della persona che li invita ad entrare. Sono un'insegnante di scuola elementare in pensione da molti anni. Ho passato gli ottanta ed ancora provo interesse per tutto ciò che avviene intorno a me. Questa faccenda dei siti mi intriga parecchio perché li trovo un modo nuovo di incontrare, sia pure virtualmente, persone nuove, per scambiarsi idee, esperienze, paure e speranze. Sono nonna e trisnonna e seguo il consiglio dato da un dirigente agli anziani invitati a partecipare ad un corso per imparare ad usare il computer. "......non abbia a succedere che un vostro nipotino vi dica "stai lontano dal mio computer, potresti combinare guai!". Vi riporto questo discorso per scherzare su una realtà molto seria. Quando, in tempi molto lontani, un film, bello o brutto che fosse, riempiva le sale, ci fu un imponente movimento d'opinioni che , vedendone soltanto il lato negativo, tendeva a distogliere gli aspiranti spettatori, e in modo speciali noi giovani, da un divertimento pericolosissimo per la morale. Un decennio dopo circa, i film, quelli adatti, e magari purgati, venivano proiettati nelle sale parrocchiali procurando ai ragazzini un enorme divertimento ed ai genitori un paio d'ore di pace domestica. Ora lo sviluppo della tecnica e della scienza ci offre nuove possibilità. Non è meraviglioso che anche noi vecchietti possiamo approfittarne per un vicendevole aiuto? Mi scuso di usare spesso la parola "vecchietto" al posto di anziano; spero che nessuno mi consideri poco rispettosa. Nella parola "vecchio" ci sento tanta verità mentre nella parola "anziano" ci sento l'ipocrisia. Chi legge sceglierà di chiamarmi come più gli piace. Bella gente ,(come dice il Gabibbo) , vi prego, entrate nel mio sito, sarete i benvenuti. Molto cordialmente vi saluto.

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venerdì, 29 luglio 2005

Piccolo vocabolario  parte seconda
Non ci fa più meraviglia l’uso della parola “FILM”, eppure una volta si chiamava pellicola cinematografica! Chi esiterà a scegliere la parola straniera, facile, e veloce da pronunciare?

Con le parole succede come con gli abiti. Chi andrebbe in giro con gonne e sottogonne larghe e rinforzate dalla crinolina? Oppure con le ghette sulle scarpe?

Subito dopo la seconda guerra mondiale uscì la moda di gonne piuttosto lunghe, sgonnellate, belle da indossare ma scomode. Soprattutto in città, chi saliva sul tram, doveva stare attenta a non pestarsi da sola la gonna o a non farsela pestare da altri passeggeri.

Cambiano i tempi, cambiano le parole.
Anche molte malattie hanno nomi inusuali, e on solo le malattie ma anche certi stati d’animo che una volta non erano presi in considerazione. Faccio l’esempio di

 
PANICO  (pànico)

con l’accento sulla a, perché se mettiamo l’accento sulla i , diventa “panìco”  e la parola significa il becchime per gli uccelli).

Dunque intere generazioni avevano provato e sofferto la paura, non pensavano che una paura esagerata, fosse un sintomo da curare. Effettivamente quando una persona è presa dal panico, rimane  bloccata, in una situazione difficilissima e dolorosa, senza difese. Ora si può cercare e trovare un rimedio anche al panico e molte persone vivranno meglio.

 
 
PAPAVERO

Conosciamo questa parola come nome di un fiore che cresce spontaneo, il papavero. Chi non lo conosce? Da bambine noi bambine ne usavamo i bocci per farci delle mini bambole, mentre gli anziani colle foglie  di tale fiore preparavano dei decotti calmanti per la tosse e per i nervi. PAPAVERI ed ALTI PAPAVERI sono detti  ora i personaggi molto in vista, nella politica e nella finanza e vengono così chiamati con una punta di disprezzo, di derisione in quanto non fanno buon uso del potere che sta nelle loro mani.

Postato da: soresina a 16:41 | link | commenti (1)

giovedì, 28 luglio 2005

Piccolo vocabolario - parte I

 

Quando leggo e incontro parole nuove o di origine straniera, sarà deformazione professionale? mi chiedo: quanti lettori capiscono tali parole?

Mi riferisco in particolare alle persone che hanno poca pratica di cercare nel vocabolario ed anche a quelle che un vocabolario non ce l’hanno.

E’ mia intenzione aiutarle a capire i nuovi vocaboli, spero di riuscire nel mio intento.

Da principio citerò e spiegherò i  vocaboli che via via che mi vengono alla mente, in un secondo tempo spero di metterli in ordine alfabetico

Quando vado dalla parrucchiera, mentre aspetto i mio turno, sfoglio le riviste, vedo un po’ di che e di chi si tratta, e trovo appunto vocaboli “strani” che potrebbero benissimo essere sostituiti da altri, più comprensibili e ,spesso, della nostra bella lingua italiana, più facile da capire delle parole prese a prestito da altre lingue.

  

Esempio: “GOSSIP”

Che cosa vuol dire? Vuol dire pettegolezzo, curiosità verso il comportamento di certe persone in vista, spesso attrici molto belle, indossatrici,  assi dello sport, e simili.

Una volta compreso il significato della  parola gossip, la lettrice può dubito decidere se quanto dice l’articolo a lei interessa o no.

Naturalmente accanto al pettegolezzo vero e proprio, che in fin dei conti non ha cattiveria, c’è molto di più, talora sospetti, giudizi, mormorazioni, cattiverie. Tutto questo ora si può trovare in un articolo di “gossip”.

 

“WEEK-END”

è il ” fine settimana” , parola che quasi tutti adoperano, di solito comprende il sabato e la domenica. Poiché prima di noi italiani, gli inglesi svilupparono l’industria, con relativi giorni di riposo, come ai miei tempi il sabato pomeriggio libero degli operai, si chiamava “sabato inglese” in quanto per primi lo avevano goduto gli operai inglesi, così è successo per “week-end”.

Tra parentesi, negli anni 30 il “ sabato inglese” fu ribattezzato “sabato fascista”. Se la buonanima tornasse in vita, che ne direbbe di questa invasione di parole straniere? Eppure, anche se ci vorranno secoli, ogni giorno in tante parti del mondo adottano una parola “forestiera” perché la capiscono in molti e magari è veloce da pronunciare.

Postato da: soresina a 17:11 | link | commenti

Riflessioni
Ripenso ai cristiani di una volta, generalmente poveri che invocavano i vari Santi per averne aiuto nelle varie difficoltà della vita .
A Sant’Antonio veniva riconosciuto il primato di potere nel far ritrovare gli oggetti smarriti: recitare un Padre Nostro, col pensiero a quel santo miracoloso .
 Chi è scettico e moderno! Non crede che si possa disturbare quel gran santo per ritrovare...gli occhiali!
Personalmente, quando non riesco a trovare un oggetto che sicuramente sta in qualche cantuccio della casa, mi dichiaro colpevole di distrazione, me ne prendo la colpa, cerco di concentrarmi e di riprendere le ricerche.
Nello stesso tempo credo che i devoti di Sant’Antonio, in quel minuto di raccoglimento e di preghiera, ottengano una benefica tranquillità per cui, nuove ricerche, non più affannose, diano quasi sempre il risultato sperato, quel piccolo  miracolo è avvenuto ed è questo che conta!
Le donne gravide si rivolgevano a Sant’Anna, la madre di Maria ed i lavoratori di tutte le categorie avevano il loro Santo Protettore.
Gli adolescenti ricorrevano a santi e sante morte in giovanissima età.
Nei tempi passati, il credente non si sentiva mai solo. Fin da piccoli ci insegnavano che un Angelo Custode ci sta sempre vicino, ci aiuta, ci protegge. 
Nel credo, meravigliosa professione di fede si recita 
C
redo in un solo Dio, Creatore e  Signore  del Cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili.......
L’Angelo Custode è invisibile all’occhio umano, ma non per questo è meno reale delle persone che possiamo vedere perché dotate  di un corpo.
A dottrina ed anche a scuola c’erano da imparare delle poesiole dedicate all’Angelo Custode.
I bambini non hanno problemi a credere in cose che non vedono, sono aperti al mistero, più di noi adulti.
In Toscana gli adulti scherzano coi bimbi impauriti dal tuono e dicono loro, niente paura, è il diavolo che va in carrozza!
 Nei paesi sulle Alpi del nord, nel cielo d’estate si addensavano nuvoloni minacciosi ed il tuono rotolava per la vallata, lampi e fulmini accendevano le loro luci; gli adulti rassicuravano i piccoli, qualcuno bruciava l’olivo benedetto. La gente viveva ancora a contatto con la natura, viveva il susseguirsi delle stagioni, ne prevedeva il corso, preveniva quelli che ora alla t.v. sono chiamati fenomeni atmosferici. Guardando il cielo potevano prevedere la pioggia, o il sereno o la tempesta. 
Ora personaggi sussiegosi ci predicono il tempo, basandosi sugli strumenti di cui dispongono, bella fatica!  e spesso sembrano chiedere scusa ai telespettatori perché il fine settimana  sarà piovoso: anzi loro sono  acculturati , parlano inglese e dicono weekend! E chi capisce capisce, gli altri si arrangino.. 
La pioggia è la vita della terra e dalla terra dipende la vita dei suoi abitanti, non cade per far dispetto a qualcuno o per fare arricchire i fabbricanti di ombrelli! 
All’uomo, dotato di intelligenza, spetta il compito  di far tesoro dell’esperienza, di vegliare su quanto accade intorno a lui, predisporre le difese  necessarie per arginare la forza distruttiva di certi fenomeni atmosferici. Tale compito spetta agli uomini di ogni nazione ed in primo luogo spetta ai governanti perché le forze del singolo sono limitate, è necessario ci siano programmi di vasto respiro per compiere opere necessarie a proteggere il territorio dall’acqua che sbriciola le montagne, che allaga le pianure con quanto esse contengono, uomini, animali, piante, che fa crollare i ponti, e opere che riguardanti la raccolta della preziosa acqua dove c’è scarsità di piogge.

In tempi antichi, prima di costruire una casa si metteva molta attenzione nello scegliere il luogo “sicuro” il più possibile, in previsione di possibili allagamenti e smottamenti, crolli,  ora ci si limita a comprare un pezzo di terreno edificabile,  basta pagare il progettista che lavora seguendo regole generali , ed infine arriva il costruttore. 
In Cina nei tempi passati esisteva la figura dell’uomo “Acqua-vento”, che studiava  l’ambiente in cui si intendeva costruire una casa nuova. Senza andare così lontani, possiamo ricordare che la costruzione di una casa nei tempi non lontani, era un avvenimento  che interessava tutto il paese, molte persone avvedute ed esperte, davano i loro consigli e chi murava, murava per sé e  per le generazioni future , ché la casa sarebbe dovuta durare per lunghissimi  anni.
Quando i contadini dimoravano nelle loro case tra i campi, osservavano quanto accadeva intorno a loro e, giorno dopo giorno, riparavano i guasti che la terra poteva aver subito. Erano soprattutto attenti al corretto scorrimento dell’acqua nei propri canali. Se una violenta pioggia aveva ingrossato i torrentelli, i fossati e ci aveva rotolato dei massi a sbarrarli, provvedevano subito a rimuoverli perché l’acqua non traboccasse e non trascinasse sabbia e sassi nei campi rendendoli sterili. 
Se un muretto di sostegno cedeva, il contadino provvedeva a ripararlo perché l’acqua, scendendo rapida per la nuova breccia, non facesse  danni maggiori. 
Dopo che milioni di contadini hanno dato l’addio alla terra perché ne ricavavano solo quanto bastava a non morir di fame, le piogge trovano la via libera per scorrere dove le porta la loro forza, e le conseguenze si vedono; frequenti inondazioni, alluvioni, disastri di ogni genere. Ricordiamoci che i contadini sono stati buoni custodi della terra per millenni, ricevendone solo un nutrimento stentato e molti sberleffi . Il contadino ha fatto per secoli la figura del cretino, nei racconti, nelle rappresentazioni teatrali, nei discorsi, nelle barzellette: e ci sono al mondo milioni di monumenti per glorificare questo o quel personaggio, guerrieri, papi, capitanti di ventura, imperatori, anche animali, cani, gatti, aquile, cavalli, ecc., non ho visto finora un solo monumento al contadino, colui che è il primo tra coloro che procurano a noi ciò di cui abbiamo assoluto bisogno, il cibo. Nei tempi antici il contadino baciava la mano del padrone, quasi fosse un santo, sarebbe giusto che noi baciassimo la mano al contadino perché senza la sua fatica non  potremmo vivere. Ed in tempi di globalizzazione, è possibile che il cibo di cui ci nutriamo, lo abbia procurato il lavoro di un contadino indiano, o cinese, o africano, e le loro mani dovremmo baciare anche se ci hanno fatto credere, in passato , che loro, gente di  altre razze,  non saranno mai....alla nostra altezza! 
Mi piacerebbe......apparecchiare per una persona razzista ed affamata un piatto succulento: quando cominciasse a mangiare, le porterei via  il piatto dicendo: non mangiare questo cibo, lo ha prodotto e cucinato uno sporco......che tu tanto disprezzi! 
Quanta ignoranza, quanta superbia, quanta sopraffazione in nome della razza. 
Tutti quelli che credono in un solo Dio, imparano fin da piccoli che Dio ha creato tutti noi, che siamo tutti Suoi figli e non ha nessuna importanza il colore della pelle, perciò non possono essere razzisti., così dovrebbe essere secondo logica, ed invece ci sono razzisti anche tra i credenti in un solo Dio. Il peccato di superbia ha molti aspetti, si può essere superbi perché belli, perché ricchi, perché istruiti ecc. ecc. e si può persino essere superbi di appartenere ad una certa razza! 
Il secolo appena trascorso ha visto la più grande strage di innocenti mai avvenuta nel mondo in nome della superiorità di una razza rispetto ad altre e tale strage andrà ad aggiungersi a molte altre che sono sempre avvenute nel corso dei millenni, quando un gruppo più forte ha voluto distruggere il gruppo più debole, perché diverso da lui!. 
Nel passato i Re sono stati considerati investiti da Dio del  compito di governare, e la storia ci insegna quanto poco si siano resi conto di tale compito. Ora abbiamo molte democrazie, cioè governi scelti dal popolo e che al popolo dovrebbero dare quanto esso si aspetta, pace ed il necessario per vivere, lavoro, case, assistenza medica ed altro. 
Spesso i governanti, profittando del loro importante, essenziale, incarico,  pensano più a riempirsi le tasche che  a fare leggi giuste per il bene del popolo.Peggio che mai nelle dittature, dove il capo ed i suoi  aiutanti, fanno il bello e il cattivo tempo, la pace o la guerra, arraffano quanto più possono, depredano il popolo e l’ambiente, senza nessun limite, .senza ascoltare né i consigli, né le previsioni di chi pensa con la propria testa. E allora? Fin che ne siamo in tempo, dobbiamo protestare, denunciare gli errori, qualcosa si otterrà. 
Il terribile cataclisma del dicembre scorso ci avverte: molte vite avrebbero potuto essere salvate se l’allarme del pericolo fosse stato dato in tempo.
E quella catapecchie di gente che possiede solo i cenci che porta addosso ed una fame senza tempo, sono un atto di accusa prima di tutto per i governi locali ed in secondo luogo per noi tutti. 
Quanta ricchezza viene sprecata in armamenti, senza curarsi di chi non ha nemmeno da mangiare a sazietà. 
Tutti quei poveri scampati alla furia del maremoto, sono gente vissuta di stenti, solo i bambini appaio nutriti quanto basta ed io credo che i genitori e gli altri parenti, si siano levato il poco pane di bocca, per darlo a loro, perché in essi vedono la loro unica speranza e forse anche l’unica ragione di vita. 
Nel primo libro della Bibbia, Dio chiede a Caino:
“Dov’è tuo fratello Abele?”.
E Caino rispose: 
“Non lo so; sono io forse il custode di mio fratello?” 
Così noi, quando  pensiamo solo al nostro benessere, non siamo meno colpevoli di Caino; non togliamo ai poveri la vita con un’arma, ma li lasciamo morire di fame, e di malattie, di guerre causate anche dal nostro sconfinato egoismo, dalla durezza di cuore e..di cervice, dalla nostra miopia. 
Da qualche parte ho scritto di digiuno e di astinenza, però non so più ritrovarlo; se non lo trovo lo riscriverò.
Dopo aver parlato di Marco Pannella, il don Chisciotte dei nostri tempi, non voglio rammentare che nel secolo scorso visse un uomo, piccolo, macilento, che scosse dalle fondamenta la formidabile  costruzione che gli inglesi avevano realizzato per assoggettare la poverissima India, e tenerla schiava. 
Il Mahatma Gandhi, dedicò tutta la sua vita alla liberazione della sua terra dalla servitù, vinse la sua battaglia, incompreso e deriso da milioni di persone nel mondo. Non usò armi, soltanto la sua parola e il digiuno.
I giornale dell’epoca davano notizia delle condizioni di salute di Gandhi, dopo trenta, quaranta giorni di digiuno..., quando era costretto a nutrirsi,  per non morire.
Ma Gandhi era lontano, chi l’aveva mai vista l’India?
Invece Marco Pannella per decenni  l’abbiamo visto sui giornali, in t.v. e chi voleva, poteva sentirlo parlare ore ed ore, di giorno  e di notte alla sua radio radicale. La sua immagine emaciata per il digiuno, la voce fioca per debolezza e per le troppe sigarette, sono entrate nella nostra vita.
Certo i suoi digiuni avevano risonanza nazionale; il Vangelo dice: quando digiuni, non....non.., chiuditi nella tua stanza, dove sei solo, non visto da alcuno...e tuttavia ci ha insegnato a combattere con sofferenza per raggiungere uno scopo.
Nel caso di Marco, la visibilità era essenziale, in quanto strategia efficace per ottenere quanto si era proposto di ottenere, e poiché lui digiunava per gli uomini, per ottenere l’attenzione degli uomini,  era giusto che gli uomini sapessero che digiunava che vedessero su di lui i segni del digiuno.

Postato da: soresina a 17:00 | link | commenti

GIOCHIAMO con lo YO-YO

Il giocattolo ha storia millenaria e nei tempi andati ci giocavano anche gli adulti e gli YO-YO potevano essere fatti di materiali pregiati e preziosi. Noi lo costruiremo servendoci di prosaici BOTTONI e funzionerà ugualmente bene!

Servono due BOTTONI di circa tre centimetri di diametro ed anche più. Unite i due bottoni, dorso contro dorso e cuciteli assieme con filo robusto, fermare con cura il nodo, che dovrà restare all' esterno, magari con una goccia di vinavil. Provvedetevi di un filo robusto o spago molto sottile, di un metro e più, un capo fatelo girare tra i due bottoni cuciti insieme ed annodatelo, il rimanente filo AVVOLGETELO tra i due bottoni, lo yo-yo sta ora nella vostra mano:  il capo libero lo terrete tra indice e pollice. Imprimete ora al giocattolo una spinta verso il basso (sempre tenendo il capo tra indice e pollice: lo yo-yo scenderà veloce e poi si riavvolgerà da solo, risalendo verso l'alto. Spinta dopo spinta, lo yo -yo sarà capace di risalire sempre di più su e sempre più veloce.

Buon divertimento e buona giornata,

nedda

Postato da: soresina a 07:28 | link | commenti

mercoledì, 27 luglio 2005

Questa poesiola, piccina, picciò, piaceva molto ai bambini, ve la scrivo, anche se vi sembrerà molto ...piccina, picciò.

 

"Tre pulcini, andando a spasso, incontrarono la volpe

che, venendo passo, passo, leggiucchiava il suo giornal.

_ Buona sera, Signorina,- disser subito i pulcini.

- Oh! salute, miei carini, e di bello che si fa?-

- Poiché mamma è andata fuori, siamo usciti dal pollaio,

vogliam fare un po' i signori,  coll 'andar di qua e di là.-

- Bravo! Bravi, per davvero. Vogli stringervi la mano!-

Sì dicendo si appressò e GLU - GLU se li mangiò.

 

Buona notte, nedda

Postato da: soresina a 20:54 | link | commenti

FILASTROCCA  per i piccoli

"Quando suona mezzogiorno, leverò il pan di forno;

e se il pane non è cotto, mangio un piatto di risotto;

se il risotto non è condito, mangerò pesce bollito;

e se il pesce non si può avere, mangerò formaggio e pere.

Questo sì, che è un bel mangiare!

Chi non crede può provare! "

 

Buona giornata a tutti,nedda

Postato da: soresina a 07:47 | link | commenti

martedì, 26 luglio 2005

DALLO  ZAMBIA

cari amici, oggi ho ricevuto una lettera  dallo Zambia, dal mio amico Levy  Mulinganìsha a riguardo del quale qualche settimana fa ho scritto in un precedente post. Sono felice di leggere che STA BENE, (e aggiungo io,  per quanto si possa star bene in un carcere di massima sicurezza e....in Zambia). Mi dice delle bellezza della sua Terra, della fauna e della flora e del grande fiume Zambesi.

Chissà che qualche amico, incerto su quale Paese visitare, non ci faccia un pensierino?

Se ci andate...mandatemi una cartolina!

Ciao,nedda

 

 

Postato da: soresina a 15:55 | link | commenti

SCUOLA

Quanti sto scrivendo in questi giorni di tipo "scolastico" è sicuramente fuori stagione però ora ho tempo per scriverlo, altri giorni non lo so.

Ed ecco un  SCIOGLI-LINGUA per la corretta pronunzia e scrittura del digamma GL.

"Sul  taGLiere GLi aGLi taGLia,

non taGLiare la tovaGLia,

la tovaGLia non è aGLio,

se la taGLi è un grande sbaGLio!"

 

Ed ora una poesiola che riguarda la PIGRIZIA

"La PIGRIZIA andò al mercato en un cavolo comprò.

MEZZOGIORNO era suonato, quando a casa ritornò.

Cercò l'acqua, accese il fuoco, si sedette, riposò

ed intanto a poco a poco anche il sole TRAMONTO'.

Così, persa ormai la LENA, sola, al buoio ella  restò

ed a letto senza cena, la meschina se ne andò."

Ciao a tutti,nedda

Postato da: soresina a 11:14 | link | commenti

lunedì, 25 luglio 2005

PADRI e FIGLI

Un secolo e mezzo fa usciva il libro del grande scrittore russo  Ivan S. Turgenev, intitolat " PADRI e FIGLI".

Il protagonista è un giovane che lascia la modestissima casa di famiglia, i genitori, per seguire gli studi che lo condurrano ad essere medico. Se prima i rapporti tra genitori e figlio erano stati "normali" data l'epoca di severe regole e niente tenerezza espressa, quando lui, già medico, viene in visita agli anziani genitori, intimiditi oltre ogni dire dal suo aspetto e dai suoi modi, e lui incapace di dire che gli vuole bene, che non devono umiliarsi di fronte a lui, la situazione si fa veramente pesante. Poi interviene la tragedia ...

Poco tempo fa, mio nipote Pierantonio mi ha mandato via internet il quaderno di poesie che aveva scritto  nel corso di una ventina d'anni. Belle tutte ma una mi ha profondamente emozionata, il suo ricordo della mamma, gravemente ammalata e della sua morte.

Egli fece in tempo ad assistere gli ultimi momenti: il medico aveva tentato inutilente di rianimarla..

"...Finalmente quel viso si fermò

in una espressione vagamente serena.

Io accomodai quei capelli furtivamente

come mai  avrei fatto quando lei era

viva.........

Con mia madre ci fu sempre

un rapporto difficile,

ma una sua rara carezza negli ultimi

giorni,

timorosa, tremante,

non dimentico.

E un discorso fra noi,

rimasto a metà.

 

Dunque, un secolo e mezzo è passato da quando Turgenev scriveva del doloroso rapporto tra quei genitori russi ed il loro figliolo , e negli anni NOVANTA ritroviamo la stessa  situazione .

Cari voi che mi leggete, dovete trovare la strada perchè tra  voi genitori ed i vostri  figli ci sia dialogo! E tenerezza e comprensione e fiducia.

Ciao, nedda

 

Postato da: soresina a 15:16 | link | commenti (1)

CANZONE POPOLARE TRENTINA

Antonio ed io ci conoscemmo a Bolzano , lui tosco-umbro ed io trentina. Rimase subito affascinato dai luoghi, dalla gente, dai suoi usi e costumi e dalle canzoni popolari.Poiché aveva una bella voce tenorile (ora malandata a causa dell'ossigeno che deve forzatamente usare) era un piacere ascoltarlo, e cantava canzoni trentine che io, trentina,  non avevo mai sentito cantare prima!

Una romantica canzone (in dialetto veniva cantata ed in dialetto la lascio) presentava una scenetta incantevole: una gita in barca sul piccolo lago di Toblino, al chiar di luna!

Ecco il testo:

"Ride la luna ciara,

sora Castel Toblin,

ti  'ncorda la chitara,

mi 'ncordo el mandolin

e nem en barca...

 

Dal vento senza remi,

ne lasserem portar,

e allegri canteremo,

facendo risuonar

la val del Sarca.

 

E quando en mez al lac, la melodia,

passerà in sol minor,

ti cola testa bionda posada sul me'  cor,

ti cola testa bionda posada sul me' cor,

te me farai sentir

che TE SEI MIA!

 

Tornati  in su la riva, felice ti offrirò

un ramoscel d'oliva e poi te baserò

la bocca bella!"

 

Buona giornata, amici,

nedda

 

Postato da: soresina a 08:32 | link | commenti (10)