
Nome: nedda
Voglio presentarmi ai visitatori, in modo che possano farsi un'idea della persona che li invita ad entrare.
Sono un'insegnante di scuola elementare in pensione da molti anni. Ho passato gli ottanta ed ancora provo interesse per tutto ciò che avviene intorno a me. Questa faccenda dei siti mi intriga parecchio perché li trovo un modo nuovo di incontrare, sia pure virtualmente, persone nuove, per scambiarsi idee, esperienze, paure e speranze.
Sono nonna e trisnonna e seguo il consiglio dato da un dirigente agli anziani invitati a partecipare ad un corso per imparare ad usare il computer. "......non abbia a succedere che un vostro nipotino vi dica "stai lontano dal mio computer, potresti combinare guai!". Vi riporto questo discorso per scherzare su una realtà molto seria.
Quando, in tempi molto lontani, un film, bello o brutto che fosse, riempiva le sale, ci fu un imponente movimento d'opinioni che , vedendone soltanto il lato negativo, tendeva a distogliere gli aspiranti spettatori, e in modo speciali noi giovani, da un divertimento pericolosissimo per la morale. Un decennio dopo circa, i film, quelli adatti, e magari purgati, venivano proiettati nelle sale parrocchiali procurando ai ragazzini un enorme divertimento ed ai genitori un paio d'ore di pace domestica.
Ora lo sviluppo della tecnica e della scienza ci offre nuove possibilità. Non è meraviglioso che anche noi vecchietti possiamo approfittarne per un vicendevole aiuto?
Mi scuso di usare spesso la parola "vecchietto" al posto di anziano; spero che nessuno mi consideri poco rispettosa. Nella parola "vecchio" ci sento tanta verità mentre nella parola "anziano" ci sento l'ipocrisia. Chi legge sceglierà di chiamarmi come più gli piace.
Bella gente ,(come dice il Gabibbo) , vi prego, entrate nel mio sito, sarete i benvenuti.
Molto cordialmente vi saluto.
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SERENADA a Castel Toblin
Per il VISITATORE del mio blog, appassionato amatore dei canti popolari trentini.
Poiché non sono capace di eseguire le necessarie operazioni necessarie per trascrivergliela, ora che ho a mia disposizione la musica che lui desidera avere, gli scrivo i dati del libro su cui la potrà trovare.
CANTI della MONTAGNA
dal repertorio del CORO della SAT
EDUZIONI CURCI - MILANO
Cordialissimi saluti, nedda

La gattina Piuma che dormicchia.
AFRICANI a Firenze, carichi di borsoni con merce minuta da vendere porta a porta.
Una sera, all'ora di cena, suonò il campanello: era un venditore ambulante africano, un giovane poco più che ventenne.
Gli dissi che non intendevo comprare nulla ma che entrasse in casa per riposarsi un po'. Eravamo a tavola, Antonio ed io e la sua partecipazione alla cena ci faceva compagnia. Grazie al mio inglese scolastico potemmo fare un po' di conversazione. Così sapemmo che era un giovane diplomato che veniva da un villaggio ....(non ricordo la nazionalità), e che le spese di viaggio erano state pagate con l'aiuto di tutti seppure poveri, lui avrebbe mandato i suoi risparmi al villaggio non appena possibile. Il fratello era il capo-villaggio.
Chiedemmo da quanto tempo non aveva contatti telefonici con la famiglia; si trattava di vari mesi, non aveva avuto il denaro necessario e noi lo invitammo a telefonare. Parlò concitatamente ed eccitato dall'emozione per una quindicina di minuti, poi ci ringraziò, prese i suoi borsoni e ritornò al suo faticoso e forse umiliante lavoro.
Un anno dopo circa, quando soffrivo di depressione, passai una settimana in casa di mio figlio Renato, a Castiglion della Pescaia. Era novembre, più che fredda l'aria era umida ed io uscivo a vagabondare in giro nel tentativo di averne sollievo, poiché, mentre stavo nelle stanze, avevo l'impressione che le pareti si inclinassero per stringermi in una morsa.
Per la via vidi venire, sull'altro lato della strada, un giovane africano coi suoi borsoni: poiché stavo male, mi augurai che non mi venisse appresso ad offrirmi la sua merce, mi sarebbe riuscito pesante, sia comprare che rifiutare, poiché implicavanio emozioni che mi era doloroso vivere.
Quando il ragazzo fu vicino, attraversò la strada per venirmi incontro e, col volto sorridente mi salutò: "signora Rossi" come sta? -
Cascai dalle nuvole e lui seguitò:
- Non mi riconosce? Sono Manuel, sono stato a casa Sua, non ricorda?-
Scambiammo qualche parola, poi lui riprese il cammino ed io ritornai a casa e quel sorriso riconoscente, amichevole, mi seguiva e dava un po' di tregua alla mia angoscia.
Buona giornata
nedda
SIAMO depressi?
Si cerca qualcosa che possa "tirarci" su il morale. Può essere un libro divertente come quello che ho riletto in questi giorni, dal titolo "L'anno di don Camillo" - mondo piccolo , editore Rizzoli.
Sono decine di brevi racconti riguardanti i due simpatici antieroi Peppone e don Camillo.
Ma uno dei racconti non è "divertente" ; ne è protagonista un ragazzino che vive in clandestinità la sua passione per la caccia: infatti in casa mamma e nonna non vogliono sentirne parlare perché i loro mariti avevano perduto la vita a causa di quella passione. Poiché don Camillo è cacciatore, il piccolo Pino gli si mette alle costole finché il prete non gli consente di accompagnarlo mentre caccia.
Altro protagonista del racconto è Ful, il cane del prete, che accorre al fischio inconfondibile del ragazzo che lo chiama a scorazzare nei boschi e che ne fa il suo eroe, poiché è capace di centrare i volatili al primo sparo.
Un giorno Ful, unico testimone della tragedia cui soccombe Pino , corre alla disperata ricerca di soccorsi per il ragazzo morente.
E' un bel racconto, non so quanto adatto ad esser letto nelle scuole, dal momento che oggigiorno l'atteggiamento generale è contrario alla caccia: se qualche insegnante legge questo post, e vorrà leggere il racconto, giudicherà se farlo conoscere agli scolari, che potrebbero arrivare a riflessioni molto interessanti, anche se critiche, dal momento che il racconto susciterà forti emozioni che fatalmente si tramuteranno in dialogo.
Buona giornata a tutti,
nedda
T. V. e MALVEZZI inaccettabili ed insopportabili
Quando un giornalista o una giornalista t.v., dopo aver spifferata la sua pappardella preconfezionata, PASSA la Linea ad un collega esterno, la sua voce cala di tono per masticare di fretta nome e cognome del collega che sta in attesa e bravo chi riesce a capire il nome e cognome di quel poveretto che non ha ancora la fortuna di stare DENTRO la t.v..
Vergogna!
Altro malvezzo, ed ancor più grave di conseguenze è quello di dire di fretta un numero di telefono che serve per aderire a questa o a quella iniziativa di solidarietà. Anche ad aver già gli occhiali sul naso e la penna prontissima a scrivere, spesso non si fa in tempo a prendere nota di quel numero di telefono o bancario.
Il presentatore si è mangiato tutto il tempo a sua disposizione per illustrare COMPLETAMENTE l'iniziativa? Faccia prima le prove del tempo che gli occorre, compreso quello per esternare qualche sua peregrina, personalissima opinione, e cerchi di lasciare i secondi materialmente necessari al pubbilco televisivo per prender nota.
Doppia vergogna! perchè non ci si limita ad umiliare un collega e basta ,ma si provoca la mancata adesione di generosi a questa o quella iniziativa a favore di gente in difficoltà.
Buona serata a tutti, nedda
L'AMERICA nei canti popolari trentini, così, come li ricordo
" Mamma, mamma, dammi cento lire
ché in America voglio andar,
mamma, mamma, dammi cento lire
ché in America voglio andar."
" Cento lire io le le dooo,
ma in America, no, no no."
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Vost tu venir Ninetta? lerì,
Vost tu venir, Ninetta? le ra,
vost tu venire con me?
Vost tu venire in Merica,
a travagliare con me ?
Merica, Merica, Merica,
cossa saralo 'sta Merica,
Merica, Merica, Merica,
l'è un mazzolino di fior!!
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Buon fine settimana,
nedda
LA GUERRA (poesia di Trilussa)
Ner mejo che un soldato annava in guerra
er Cavallo je disse chiaramente:
-Io nun ce vengo! - e lo buttò per terra
precipitosamente.
- No, nun ce vegno, -disse- e me ribello
all'omo che t'ha messo l'odio in core
e te commanna de scannà un fratello
nel nome del Signore!
Io dice- so' 'na bestia troppo nobbile
p'associamme a l'infamie che fai tu:
se vòi la guerra vacce in automobile,
n' ammazzerai di più!
Buona giornata, nedda
Oggi, nelle chiese di tutto il mondo, viene letta la parabola del Buon Pastore.
Poiché non so da quale Vangelo è tolta la parabola di oggi, scriverò quella del Vangelo di Luca, che fin dal tempo della mia lontana infanzia mi confortava ascoltare perché è veramente >SEMPLICE, CHIARA come l'acqua e come l'acqua può dissetare anche il desiderio di comprendere di un fanciullo.
"......Chi di voi ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel desero e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova?
Ritrovatala, se la mette sulle spalle tutto contento, va a casa, chiama gli amici e vicini dicendo:
- Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta.-
Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione."
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Mi permetto di chiarire che il DESERTO nella Bibbia significa luogo non abitato ,arido, con rada ed aspra vegetazione.
Ciao a tuti i visitatori, nedda
I "MEDIA"non ne parleranno, forse non farebbe notizia!
Nei pressi di MONTE SAN SAVINO, in Toscana, vive mio nipote Paolo con la moglie Antonietta e con i due figli minori, il primo è già autonomo e vive con la sua compagna a Firenze.Paolo ed Anonietta si sposarono giovani, sui vent'anni e poco più: nacque Bruno e l'unione durò qualche tempo poi si separarono di fatto senza grossi traumi, né problemi legali.
Quando il primogenito, Sansai, aveva poco più di dieci anni, cominciò a premere sui genitori perché ritornassero a vivere insieme, aveva nostalgia di una famiglia unita. I due giovani decisero si riprovare a vivere insieme e dopo un annetto nacque Bruno. Quando il piccolo aveva un anno (e prendeva ancora il latte della mamma, e ancora non camminava ), Antonietta, durante un breve viaggio in automobile con un' amica, subì un gavissimo incidente, per colpa di un'auto che non aveva osservato lo stop.
Antonietta, che non aveva la cintura di sicurezza, fu sbalzata sull'asfalto e ne riportò lo sfondamento del cranio. Rimase tra la vita e la morte per settimane poi cominciò a star meglio e dopo mesi poté ritornare a casa . L'udito e la vista erano gravemente compromessi. Dopo qualche mese Antonietta si trovò incinta, lo seppe tardi, ma credo che comunque lei e Paolo, non avrebbero fatto ricorso all'aborto, tanto era la loro meraviglia di poter essere insieme, vivi, ad affrontare la nuova difficoltà.
Nacque Anna, una deliziosa bimba che ora ha dieci anni, vivace, amorosa, che fa spesso da guida alla mamma che ha perduto un occhio (attualmente porta una protesi) e che, col rimanente vede solo da una distanza di centimetri , delll'udito le è rimasto solo pochissimo, anche in questo caso bisogna parlarle solo vicino ad un orecchio, a pochi centimetri di distanza.
I due sposi si sono comportati in modo meraviglioso, lei non fa pesare mai, né con lo sposo né coi figli, né con altri il suo vivere difficile, e Paolo ha accettato in pieno di avere per moglie un'invalida ed ha fatto generosamente la propria parte e quella di Antonietta, nel crescere i figli.
I miei figli sono ammirati soprattutto dal comportamento di Paolo.
I figli di Paolo ed Antonietta sono sereni, fiduciosi nella vita, rispettosi, credo che non si sognerebbero mai di desiderare genitori diversi da quelli che hanno.
Una quindicina di giorni fa, ebbi la gioia di ascoltare un concerto ad Arezzo: suonava un'orchestra locale e mia figlia Lisetta ed il suo compagno Alessio, ne facevano parte , con "pezzi" da solisti, lei arpa, lui flauto. Erano presenti anche Paolo , Antonietta e la piccola Anna, sempre vispa e dalle movenze leggere come quelle di una farfalla.
Dopo il concerto siamo andato al ristorante senegalese, ad Arezzo , e lungo la strada Paolo ci precedeva , seguivano Antonietta con la bimba che teneva la madre per un braccio, noi seguivamo e la vista di quella bimba che guidava la madre, che camminava spedita, giovane, resa sicura dalla presenza della bimba, non poteva non apparire commovente.
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Buona domenica, nedda
PROFUMO di POESIA da SECOLI lontani, quando la Poesia in Lingua Italiana faceva i primi passi.
Sonetto della Compiuta Donzella fiorentina
" Alla stagion che il mondo foglia e fiora,
accresce gioia a tutt'i fini amanti:
vanno insieme alli giardini allora
che gli augelletti fanno nuovi canti.
La franca gente tutta s'innamora,
ed in servir ciascun traggesi innanti,
ed ogni damigella in gioi' dimora,
e a me ne abbondan smarrimenti e pianti.
Ché lo mio padre m'ha messa in errore,
e tienemi sovente in forte doglia:
donar mi vuole a mia forza signore.
Ed io di ciò non ho desìo, né voglia,
e in gran tormento vivo a tutte l'ore:
però non mi rallegra fior, né foglia. "
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ciao a tutti, nedda