Eccomi

Blogger: soresina
Nome: nedda
Voglio presentarmi ai visitatori, in modo che possano farsi un'idea della persona che li invita ad entrare. Sono un'insegnante di scuola elementare in pensione da molti anni. Ho passato gli ottanta ed ancora provo interesse per tutto ciò che avviene intorno a me. Questa faccenda dei siti mi intriga parecchio perché li trovo un modo nuovo di incontrare, sia pure virtualmente, persone nuove, per scambiarsi idee, esperienze, paure e speranze. Sono nonna e trisnonna e seguo il consiglio dato da un dirigente agli anziani invitati a partecipare ad un corso per imparare ad usare il computer. "......non abbia a succedere che un vostro nipotino vi dica "stai lontano dal mio computer, potresti combinare guai!". Vi riporto questo discorso per scherzare su una realtà molto seria. Quando, in tempi molto lontani, un film, bello o brutto che fosse, riempiva le sale, ci fu un imponente movimento d'opinioni che , vedendone soltanto il lato negativo, tendeva a distogliere gli aspiranti spettatori, e in modo speciali noi giovani, da un divertimento pericolosissimo per la morale. Un decennio dopo circa, i film, quelli adatti, e magari purgati, venivano proiettati nelle sale parrocchiali procurando ai ragazzini un enorme divertimento ed ai genitori un paio d'ore di pace domestica. Ora lo sviluppo della tecnica e della scienza ci offre nuove possibilità. Non è meraviglioso che anche noi vecchietti possiamo approfittarne per un vicendevole aiuto? Mi scuso di usare spesso la parola "vecchietto" al posto di anziano; spero che nessuno mi consideri poco rispettosa. Nella parola "vecchio" ci sento tanta verità mentre nella parola "anziano" ci sento l'ipocrisia. Chi legge sceglierà di chiamarmi come più gli piace. Bella gente ,(come dice il Gabibbo) , vi prego, entrate nel mio sito, sarete i benvenuti. Molto cordialmente vi saluto.

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mercoledì, 31 maggio 2006

COMPASSIONE  e  MODESTIA

Ci sono storie non scritte ma che meritano di essere portate alla conoscenza di molti, eccone una.

QUANDO insegnavo all'Incisa  gli scolari erano  per lo più figli di operai, e qualcuno era figlio di contadini che per venire a scuola si facevano un bel po' di strada. Uno di questi ultimi lo ricordo perché scriveva bellissime pagine della vita di campagna e per un fatto che aveva coinvolto la sua famiglia qualche anno prima, durante gli ultimi anni di guerra. Il suo cognome è Tatini, il nome  mi sembra fosse Attilio ma non ne sono sicura.

A scuola naturalmente si studiava la storia ma la pagina  di STORIA  VERA , che la famiglia di Attilio aveva sscritto nel libro della VITA,  non c'era.

Io ne sono venuta a conoscenza parlando con gente del paese.

Incisa aveva la ferrovia e quindi  era obiettivo di bombardamenti quasi giornalieri; la popolazione era sfollata nelle fattorie sopra il paese.

Attilio abitava con la famiglia in un podere , "La costerella", situato sopra al paese, al  riparo dai bombardamenti.

Un giorno un aereo degli alleati fu colpito ed il pilota fece in tempo a lanciarsi col paracadute, andando a cadere vicino al podere che la  famiglia Tatini coltivava.

Gli adulti  della famiglia videro dove il pilota era atterrato, lo raggiunsero, fecero sparire il paracadute e condussero il pilota verso la montagna , in un luogo sicuro.

Poche ore dopo arrivarono i tedeschi, che avevano visto cadere l'aereo, alla ricerca del pilota ma nessuno sapeva niente! e dovettero tornarsene via senza prigioniero.

La famiglia Tatini dette all'americano tutto quello che gli necessitava, finché la guerra ebbe fine.

Dopo un paio d'anni arrivò  all'Incisa dagli Stati Uniti il pilota con dei familiari a ringraziare le persone che gli avevano salvato la vita.

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La famiglia Tatini aveva disobbedito agli ordini dei tedeschi: eventuali superstiti degli arei abbattuti, dovevano essere segnalati alle autorità d'occupazione,pena la morte , e non chiese poi nulla a nessuno per il rischio corso e non se ne fece un vanto, come se fosse NATURALE salvare una vita, anche a rischio della propria. 

 

Auguro una felice notte ai visitatori,

nedda

 

Postato da: soresina a 20:27 | link | commenti (1)

Cari amici visitatori,

vi scrivo una  mia novella che è già apparsa su di un opuscolo del Comune di Scandicci, a nome di mia figlia Maria Angela: spero che vi consenta di intrattenere gioiosamente per qualche decina di minuti i bambini che vi trovate accanto.

 

IL  ROBOT  AMMALATO

 

Samuel era un bambino molto affezionato al suo robot Neos, che da dieci anni lavorava nella sua casa.

Lo avevano comprato i genitori di Samuel nuovo di fabbrica e per tutto quel tempo aveva sbrigato vari lavori in modo eccellente senza che gli accadesse nessun guasto, nemmeno una vite allentata.

Neos falciava l'erba del prato davanti a casa, la rastrellava e la buciava, annaffiava le piante fiorite della terrazza, coltivava il picccolo orto e ne otteneva frutta e verdura buona ed abbondante.

Quando il piccolo Samuel vedeva Neos con la carriola, ci si infilava subito dentro e il robot stava al gioco e lo scarrozzava avanti ed indietro, finché la mamma di Sauel chiamava:

-Samuel, scendi e vieni in casa a far merenda!-

Il robot accompagnava Samuel alla scuola materna e andava a riprendero all'uscita da scuola.

Erano ben buffi a vedersi, il bimbo con i piedini nelle leggere scarpe da ginnastica bianche e Neos coi suoi piedoni di gomma durissima che facevano plum, plum, plum, ad ogni passo.

Neos sbrigava i vari lavori di casa senza faticare più di tanto, servendosi di  arnesi speciali.

Tra le incombenze del robot c'era anche quella di fare il CANE da GUARDIA, e come lo faceva bene e volentieri! Era programmato per uscire varie volte di casa durante la notte e per gridare con voce terribile: BAU! BAUBAUBAU!, ed i ladri credevano si trattasse d'un grosso cane e scappavano di corsa.

Non vi dico quanti programmi erano registrati nel cervello del robot!

Neos sapeva giocare a carte coi padroni di casa, la sera, quando il bambino dormiva e nella casa c'era tanta pace; sapeva cantare la ninna-nanna a Samuel per farlo addormentare e suonare una trombetta per svegliarlo.

Ogni mattina la signora Margherita, la mamma di Samuel, programmava il robot per tutta la giornata e poi andava a lavorare, sicura e tranquilla che il robot avrebbe saputo sbrigarsela da solo.

E la vita nella casa di Samuel trascorreva tranquilla ma un giorno, mentre il robot lucidava i pavimenti del salotto, sentì un tremendo dolore alla spalla; si mise in posizione di riposo e poi, con fatica, andò a regisitrare un messaggio per i padroni di casa sulla segreteria telefonica in cui diceva:

-Situazione di EMERGENZA: sto male, prego scusarmi, sospendo il lavoro e mi ritiro nello stanzino degli elttrodomestici.-

Poco dopo rientrò la signora Margherita e si stupì di non vedere il robot per casa; andò ad ascoltare i messaggi e trovò subito quello di Neos, il robot. Andò subito nello stanzin degli elettrodomestici e vide il robot a luci spente e muto.

Telefonò immediatamente al tecnico che ripara robot e gli disse:

- Venga al più presto possibile a casa mia; Neos sta male.-

Poi andò a scuola a prendere Samuel.

Il bambino rimase molto sorpreso nel vedere la mamma al posto del robot e le chiese:

- Mamma, che succede? Dovè Neos?-

-E' malato- rspose la mamma -ma non preoccuparti, il tecinico verrà prestissimo e lo rimetterà a posto.-

Ma Samuel era molto preoccupato e addolorato per il suo robot che stava male.

Appena furono a casa, Samuel andò subito nello stanzino a vedere il suo amato amico robot Non lo aveva mai visto prima disteso a terra, senza luci e senza voce.

Si mise a piangere e diceva:Come farò senza di te? Con chi giocherò a palla? Con chi giocherò a nascondino? E il tiro alla fune che tu alle volte mi lasci vincere perché io, vedendoti andare a gambe all'aria rido da matti?

Neos, guarisci presto perché mi dispiace soprattutto vedere che stai male! Io ti voglio tanto bene!-

Il bimbo circondò coi suoi braccini il tondo robot e lo baciò sulle gote spigolose e dure.

Il robot, anche se disattivato, aveva potuto sentire le parole di Samuel, sentire l'abbraccio e i  baci, si commosse  molto ma non pianse perché le lacrime di un robot sono fatte d'olio e si sarebbe imbrattato tutto.

E, strana cosa, piano piano, negli ingranaggi, nelle giunture, il robot Neos sentì scorre un'energia nuova, fresca, si riattivò e disse col suo vocione:

-Samuel, tu mi hai guarito! Non sento più il dolore alla spalla.-

Così guarì il robot Neos e quando venne il tecnico per ripararlo, lo vide al lavoro, terminava di lucidare i pavimento del salotto! e chiese alla signora Margherita:

-Ma che storia è questa? Il robot è ammalato? non mi pare!-

La signora Margherita gli raccontò com'erano andate le cose ed il tecnico, pieno di meravigia, esclamò:-Cose dell'altro mondo!  magari fossi capace anch'io di guarire i robot malati con abbracci e baci! Faticherei molto meno!. Beh! Tutto è bene quel che finisce bene!-

salutò e se ne andò.

Neos riprese la sua vita di ogni giorno ma ora, cosa mai accaduta prima, capita che, mentre lavora, canti cazoncine allegre: è felice perché sa che Samuel lo ama e si prende cura di lui.

La cosa è abbastanza buffa perché il robot non ha una bella voce, è anche stonato ed  il gatto, acciambellato su di una poltrona, se la ride sotto i baffi!

 

Buona giornata, nedda

Postato da: soresina a 08:21 | link | commenti (2)

lunedì, 29 maggio 2006

CARI  AMICI  VISITATORI,

vi sono grata per aver visitato questo bolg.

Sono ritornata stassera da Bolzano dove mi sono recata per essere presente al  funerale della mia cara "sorellina" che  ha lasciato questo mondo  di "triboli e spine"  (come si diceva  una volta) per entrare in un mondo nuovo. Credo fermamente che l'arrivo d'un angioletto canuto è stato accolto con gioia in paradiso.

Quando ho aperto il pc, ho guardato il contatore ed ho visto che durante la mia assenza ci sono state molte visite.

Vi ringrazio e vi suguro una felice notte,

nedda

 

Postato da: soresina a 20:39 | link | commenti (6)

giovedì, 25 maggio 2006

IO SPERIAMO  CHE ME LA CAVO

è il titolo dato dal maestro campano ( di cui non ricordo il nome) al suo secondo libro di successo che riporta brani scritti dai suoi allievi relativamente a lezioni di catechismo.

Il fanciullo che ha scritto "io speriamo che me la cavo" si riferisce sicuramente al brano del Vangelo di Matteo (capitolo 25 dal versetto 34 in poi ) ed esprime la sua speranza di essere messo, alla fine dei giorni, tra i buoni, meritevoli di premio eterno.

Per chi desidera conoscere le parole di Gesù, ricordate  dall'evangelista  Marco, le scrivo appresso.

 

" Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.

E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pasore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra ed i capri alla sua sinistra.

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra:

- Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io avevo fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venui atrovarmi.-

Allora i giusti gli risponderanno:

- Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?-

Rispondendo, il re dirà loro:

-In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.-

 

E vi lascio, cari visitatori,  con l'augurio di una felice notte.

nedda

 

Postato da: soresina a 20:05 | link | commenti (2)

martedì, 23 maggio 2006

A  che PUNTO siamo, a scuola, nello studio del  CORPO  UMANO?

La scuola ci darebbe l'occasione, durante le lezioni di scienze naturali, di spiegare il CORPO UMANO, ma , per quanto ne so, il corpo umano si insegna ancora in maniera monca, questi organi sì e quegli altri organi NO.

Ricordo dei gran cartelloni riproducenti il corpo umano con dovizia di MUSCOLI in bella vista ma il cartellone era asessuato: buono per il re e per la regina, senza preferenze! S'è fatto qualche  passo avanti o siamo ancora ai tempi delle..."VERGOGNE"?

E quanto tempo ci occorre ancora per dire pane al pane e vino al vino, insegnando  agli scolari i corretti nomi delle parti del corpo che solitamente teniamo nascosti?

Lo so che chi si spinge un centimentro avanti va solitamente incontro a guai, però i ragazzi hanno DIRITTO di imparare  quello che non sanno e non sapranno per molto tempo se famiglia e scuola continuano nella congiura del silenzio. 

Nonna nedda augura a tutti una felice notte.

 

Postato da: soresina a 20:30 | link | commenti (6)

FILOSOFIA ( = AMORE per la SAGGEZZA)

 

Credo ci siano persone che vorrebbero saper qualcosa di filsofia ma che si fermino spaventati davanti al pensiero di dover leggere e capire libri troppo difficili.

Ad essi suggerisco un volumetto   scritto da un  filosofo greco duemila anni fa. E' così  semplicemente scritto che, dopo poche pagine, il  lettore pensa:  ma la filosofia dice cose che sapevo da sempre!

L'autore è EPITTETO, shiavo greco poi riscattato, ed EPITTETO è il titolo del breve manuale.

Se qualche visitatore avrà seguito il mio suggerimento, mi farà cosa gradita se vorrà scrivermi un rigo in proposito.

Buona giornata, nedda

 

Postato da: soresina a 08:02 | link | commenti

sabato, 20 maggio 2006

Il LAGO di COMO

ritorna a vivere una stagione trionfale per merito di un famoso attore americano.

Chissà se lui ha mai saputo delle pagine di sublime poesia ,indimenticabili, scritte dal grande Alesssandro Manzoni. Se qualcuno gliele fa conoscere vedrà il lago in una nuova luce e lo AMERA', come merita di essere contemplato ed amato.

Intanto noi accontentiamoci  di rileggere quelle pagine. "Quel ramo del lago di Como...." e le struggenti, silenziose parole di Lucia  "Addio, monti sorgenti dall'acqua......" E qui mi fermo, perché, vergogna! non ho in casa una copia dei Promessi Sposi. 

Auguro ai visitatori una serena notte,

nedda

Postato da: soresina a 19:57 | link | commenti (2)

venerdì, 19 maggio 2006

CARI  GIOVANI che cercate un LAVORO

Questa bisnonna pensa: ma io che cosa posso fare per essere di aiuto?

Poco, posso fare, se nonché, pensa e ripensa ho fatto una PENSATA!

Nello scorso autunno ho visto in un negozio di alimentari gestito da una coppia che ama la sua terra, delle meluzze rubizze ma piccole, piccole, e qualcuna "battuta" dalla grandine ,andare a ruba per due euro e più al chilo! Io le conosco quelle meline, sono tutte sapore, ed hanno dei colori che incantano.

Nell'orto della mia vicina ne posso raccattare da terra quante ne voglio, tanto vanno a finire marcite tra l'erba.

Ed occo la mia PENSATA.

Tra poco ci saranno le ciliege belle, saporite, che nessuno coglierà, se non gli incaricati della Festa della ciliegia, il resto finirà a terra o seccherà sulle piante.

E dopo le ciliege ci saranno i fichi, e poi  le mele, le pere,le susine, le prugne, le fragole, le nespole, le noci, le castagne, tutto ben di Dio che andrà perduto. Io, durante le mie camminatine salutari, vedo fiorire le piante e poi vedo i frutti e mi addolora tanto spreco.

Non parlo dei FUNGHI che sono una faccenda speciale: per ogni fungo porcino che spunta ci sono cento cercatori nel bosco che gli danno la caccia.

Perché i giovani non si organizzano in piccoli gruppi e "visitano" la campagna abbandonata a se stessa e ne raccolgono i frutti? Sono piante che da decenni nessuno contamina con trattamenti chimici, tutto NATURA!

"Pro forma" i giovani segnaleranno il loro arrivo ai proprietari, di sicuro nessuno negherà il consenso.

Io non conosco la procedura per essere autorizzati dalle autorità competenti alla commercializzazione dei frutti, sicuramente i giovani troveranno chi li può consigliare in proposito.

Allora...giovani, fatemi sapere se la mia proposta la giudicate degna di attenzione. Purtroppo non posso fare di più per voi, solo scrivere!

 

Augurando la buona notte a coloro che stanno visitando questo blog,

vi saluta con affetto la bisnonna nedda

 

Postato da: soresina a 20:17 | link | commenti (4)

TRILUSSA  scriveva nei primi anni novecento:

 

AVARIZZIA

Ho conosciuto un vecchio ricco, ma avaro:

avaro a tal punto

che guarda li quatrini ne lo specchio

pe vede raddoppiato er capitale.

Allora dice:

-Quelli li do via perché ce faccio la beneficenza;

ma questi me li tengo pe' prudenza....-

e li ripone ne la scrivania.

 

Buona serata, nedda

Postato da: soresina a 13:49 | link | commenti

PICCOLI  COMUNI d' ITALIA

Tempo fa lessi d'un piccolo paese della Sardegna, isola da sempre terra di emigranti.

Grazie alla scoperta di ruderi d'antichi insediamenti umani, quel paesino ha visto insperati cambiamenti.

Grazie al turismo "archeologico", si sono creati posti di lavoro, soprattutto per i giovani .

In una zona della ex Jugoslavia, la gente di alcuni paesi, uomini, donne e bambini dipingono quadri naiif e possono contare su un mercato fiorente.

In molti paesi e paesini la vita ristagna, chi può se ne va lontano a lavorare con tutte le conseguenze negative che ne derivano, invecchiamento della popolazione al primo posto.

Ed ora la mia proposta.

Perchè non nascono GRUPPI che studiano quali POSSIBILITA' offre il paese, mai prese in considerazione prima?

Ogni paese HA da offrire qualcosa ma  -che cosa-  va  SCOPERTO.

Quindi lo STUDIO della STORIA del paese , in tutti i suoi aspetti, storici, paesaggistici, di edifici notevoli, di manufatti specifici del paese, dei prodotti della terra, della CUCINA, delle tradizioni locali ed altro che ora non mi sovviene.

Il  GRUPPO  GIOVANI saprà  leggere il futuro  dal punto di vista di chi è giovane ed il GRUPPO  ANZIANI

dal punto  di vista di chi ha una lunga esperienza di vita. I due gruppi confronteranno e uniranno il frutto della loro ricerca e sicuramente ci saranno sviluppi alle varie proposte.

Di questi tempi cerchiamo tutto ciò che aiuta le famiglie a vivere unite, perché la famiglia soffre quando un suo membro deve per necessità vivere "fuori" da essa e quando soffre una singola famiglia, ne soffre tutta la comunità umana.

 

Buona giornata, nedda

 

 

 

Postato da: soresina a 10:17 | link | commenti