
Nome: nedda
Voglio presentarmi ai visitatori, in modo che possano farsi un'idea della persona che li invita ad entrare.
Sono un'insegnante di scuola elementare in pensione da molti anni. Ho passato gli ottanta ed ancora provo interesse per tutto ciò che avviene intorno a me. Questa faccenda dei siti mi intriga parecchio perché li trovo un modo nuovo di incontrare, sia pure virtualmente, persone nuove, per scambiarsi idee, esperienze, paure e speranze.
Sono nonna e trisnonna e seguo il consiglio dato da un dirigente agli anziani invitati a partecipare ad un corso per imparare ad usare il computer. "......non abbia a succedere che un vostro nipotino vi dica "stai lontano dal mio computer, potresti combinare guai!". Vi riporto questo discorso per scherzare su una realtà molto seria.
Quando, in tempi molto lontani, un film, bello o brutto che fosse, riempiva le sale, ci fu un imponente movimento d'opinioni che , vedendone soltanto il lato negativo, tendeva a distogliere gli aspiranti spettatori, e in modo speciali noi giovani, da un divertimento pericolosissimo per la morale. Un decennio dopo circa, i film, quelli adatti, e magari purgati, venivano proiettati nelle sale parrocchiali procurando ai ragazzini un enorme divertimento ed ai genitori un paio d'ore di pace domestica.
Ora lo sviluppo della tecnica e della scienza ci offre nuove possibilità. Non è meraviglioso che anche noi vecchietti possiamo approfittarne per un vicendevole aiuto?
Mi scuso di usare spesso la parola "vecchietto" al posto di anziano; spero che nessuno mi consideri poco rispettosa. Nella parola "vecchio" ci sento tanta verità mentre nella parola "anziano" ci sento l'ipocrisia. Chi legge sceglierà di chiamarmi come più gli piace.
Bella gente ,(come dice il Gabibbo) , vi prego, entrate nel mio sito, sarete i benvenuti.
Molto cordialmente vi saluto.
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Da parte di mia madre Nedda
A tutti gli amici:
ho dei problemi col pc (dicono dialer e bolletta altissima) quindi aspetto una soluzione.
a dir la verità sono piuttosto stanca del computer, ogni poco ce n'è unae io da sola non posso risolvere questi problemi.
vi penso
Nedda

LA PECORA
Chi non conosce tale pacifico e generoso animale?
Quando ero scolara, se mi veniva chiesto di parlare o di scrivere della PECORA, dovevo cominciare con l'inquadrarla ( che cos'é?, dove vive, cosa mangia? ecc.) e poi avrei dovuto dire se è UTILE all'uomo o DANNOSA all'uomo ed il perché.
Sapevo che dovevo dire che la pecora ci DA' la LANA, il latte, l'agnellino, e non SAPEVO la VERITA', cioè che la pecora, poverina, di sua spontanea volontà non ci darebbe un bel nulla. Sarebbe felice di tenersi la pelliccia, l'agnellino ed il latte per nutrirlo.
E' stato l'uomo con la sua intelligenza a capire che avrebbe potuto allevare un animale tanto pacifico e cavarci il suo tornaconto, senza però danneggiare seriamente l'animale.
Perché dunque raccontavo delle baggianate? Perché io non CONOSCEVO la pecora nella sua relatà ma conoscevo la pecora dei libri!
Dunque, bisognerebbe essere attenti alle parole perché sotto la parola ci sta il concetto e se il concetto è oscuro o errato, quello che diciamo non vale niente.
Buona serata a tutti,
Nedda
QUANDO la liturgia usava la lingua latina, fino a qualche decennio fa, succedeva che il popolo orecchiasse i suoni delle parole dette o cantate e le pronunziasse poi come gli sembrava meglio.
E' facile immaginare gli sfrondoni che venivano fuori ma che importanza ha?
La gente PREGAVA col cuore e Dio guarda il cuore e non le parole.
Vi riporto una divertente traduzione di SURSUM CORDA (innalziamo i cuori). Questro invito del sacerdote ai fedeli veniva capito come "SU CON LE CORDE!"
E mia madre, molto devota, nelle preghiere della sera in famiglia, recitava il DE PROFUNDIS .
Sono certa che provava sentimenti di vera pietà per i defunti, ai quali era dedicata la preghiera, anche se
davanti a parole ostiche , come ad esempio, ET IPSE REDIMET ISRAEL, ripiegava su una forma più accessibile ai suoi mezzi e diceva: ET ISERE METISERE.
Oggigiorno si prega in italiano ma certe preghiere, una volta dette in latino, hanno perduto parte della loro bellezza, solennità, profondità, e se vogliamo gustarne il pieno senso , ci conviene ricercarle nella primitiva forma latina, magari con traduzione a lato.
Una mia amica e collega di lingua tedesca, cattolica tra molti protestanti, si rammaricava che nella Messa non si fosse mantenuto il latino, e non gliene importava nulla che milioni di persone pregassero senza capire quel che dicevano. Lei si valeva di due testi, quello latino e quello tedesco, ma chi non sa leggere, magari nemmeno nella sua lingua, come rimane davanti al latino, lingua sconosciuta?
Ben venga la decisione del Concilio Vaticano II in soccorso deigli illetterati che ora possono ascoltare il sacerdone , capire quel che dice e pregare nella propria lingua nativa.
SCUOLA E FANTASIA
Quanto spazio è lasciato alla fantasia a scuola? Credo che tutto si riduca a lasciare che gli scolari DISEGNINO cose fatastiche, quando non accada che l'insegnante non li abbia scoraggiati in precedenza. Basta anche una sola PAROLA per arrivarci e la spinta spontanea a disegnare cose fantastiche viene a spegnersi.
Io ricordo che ai miei tempi c'era da scrivere un tema, OGNI GIORNO. Non sapevo cosa scrivere e facevo dannare quella santa donna di mia madre colla lagna che non mi era accaduto nulla che meritasse di essere raccontato nel tema. Lei mi incoraggava ad "IMMAGINARE" qualcosa ma io mi disperavo perché la maestra NON voleva cose immaginate, solo quelle veramente accadute.
Credo che ora le cose vadano meglio, magari c'è da scegliere un titolo di tema tra tre. E certamente non capita di DOVER svolgere un tema ogni giorno!
Ma per quanto riguarda la FANTASIA, temo che anche al giorno d'oggi sia la Cenerentola.
Dalla FANTASIA possono nascere cose grandi e comunque ci sono scolari RICCHI di fantasia che non possono esprimerla. Mancando l'occasione, la tengono quasi nascosta, come fosse un mancamento!
Perché non si comincia a dedicare UN' ORA , UNA MEZZA ORA, alla settimana alla FANTASIA espressa a parole?
Una gara a chi inventa parole nuove, difficili, astruse, complicate, ridicole, comiche?
Vi riporto qui un esempio di "discorsi" bislacchi, fantastici, impossibili e pur capaci di suscitare il riso. Sono quelle poche strofe che ricordo.
Si tratta di una filastrocca che cantava il mio sposo Antonio ai figlioletti ed agli scolari di turno:
..............
Una pulce, una pulce muscolosa,
dava il latte,
dava il latte a due vitelli
e magnifici stornelli,
sul violin ,sul violin si die' a suonar.
L'elefante, l'elefante con le ghette,
dava il braccio, dava il braccio a una zanzara,
ed andava ed andava su per l'aria,
a smaltir, a smaltir la digestion.
Le formiche, le formiche in bicicletta,
se ne andava , se ne andavan pel paese,
e facevano, e facevano le spese,
in onor, in onor di Belzebù.
La nel mar, là nel mar dei Dardanelli,
c'è la pesca, c'è la pesca degli uccelli,
e sui gelidi Appennini,
si sementa, si sementa il baccalà.
Si potrebbe fare una gara a chi inventa discorsi senza capo né coda , strampalati quanto è possibile,, ma che suscitino l'ilarità dei compagni ( ed anche, perché no?, dell'insegnante).
E, cosa IMPORTANTISSIMA, stabilire in precedenza che l'insegnante non terrà alcun conto degli errori né di ortografia, né di grammatica! Anarchia per..un'ORA per festeggiare la FANTASIA.
Spero che il mio post vi abbia fatto sorridere e vi auguro una felice notte.
nedda