Eccomi

Blogger: soresina
Nome: nedda
Voglio presentarmi ai visitatori, in modo che possano farsi un'idea della persona che li invita ad entrare. Sono un'insegnante di scuola elementare in pensione da molti anni. Ho passato gli ottanta ed ancora provo interesse per tutto ciò che avviene intorno a me. Questa faccenda dei siti mi intriga parecchio perché li trovo un modo nuovo di incontrare, sia pure virtualmente, persone nuove, per scambiarsi idee, esperienze, paure e speranze. Sono nonna e trisnonna e seguo il consiglio dato da un dirigente agli anziani invitati a partecipare ad un corso per imparare ad usare il computer. "......non abbia a succedere che un vostro nipotino vi dica "stai lontano dal mio computer, potresti combinare guai!". Vi riporto questo discorso per scherzare su una realtà molto seria. Quando, in tempi molto lontani, un film, bello o brutto che fosse, riempiva le sale, ci fu un imponente movimento d'opinioni che , vedendone soltanto il lato negativo, tendeva a distogliere gli aspiranti spettatori, e in modo speciali noi giovani, da un divertimento pericolosissimo per la morale. Un decennio dopo circa, i film, quelli adatti, e magari purgati, venivano proiettati nelle sale parrocchiali procurando ai ragazzini un enorme divertimento ed ai genitori un paio d'ore di pace domestica. Ora lo sviluppo della tecnica e della scienza ci offre nuove possibilità. Non è meraviglioso che anche noi vecchietti possiamo approfittarne per un vicendevole aiuto? Mi scuso di usare spesso la parola "vecchietto" al posto di anziano; spero che nessuno mi consideri poco rispettosa. Nella parola "vecchio" ci sento tanta verità mentre nella parola "anziano" ci sento l'ipocrisia. Chi legge sceglierà di chiamarmi come più gli piace. Bella gente ,(come dice il Gabibbo) , vi prego, entrate nel mio sito, sarete i benvenuti. Molto cordialmente vi saluto.

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domenica, 29 aprile 2007

NINO ORENGO



Dal libriccino di Nino Orengo ho tolto alcune storielle, conte ecc, che vi serviranno per addormentare o intrattenere nel gioco i bambini.



In qualche caso ho tolto, o aggiunto, o riadattato ai tempi, chè parlare ora ai bambini, sia pure giocando, di ammazzare o di schiacciare e d'altre violenze, non è più tempo (grazie a Dio!).



IL  CAVALLO



il cavallo del bambino

va pianino, va pianino



il cavallo del nonnetto

va zoppetto, va zoppetto



il caval del giovanotto

va di trotto, va di trotto



il cavallo di Mariano

va lontano, va lontano



il cavallo di zio Mario

corre, corre all'incontrario



il cavallo di Peppina

va in cantina, va in cantina

beve il vino della botte

e poi dorme tutta notte .



Dormi, dormi cavallino,

così dorma il mio bambino



ninna nanna, ninna nanna ...





Ciao, bambini,

nonna nedda








Postato da: soresina a 20:16 | link | commenti (4)
lynux

sabato, 21 aprile 2007

Ogni membro della famiglia metteva al corrente gli altri di ciò che facevano i cittadini in una determinata circostanza, e portava a casa il suo piccolo contributo di nuove, cittadine usanze. Ilda raccontò che in sartoria l’avevano canzonata perché usava la parola “càneva”. Si doveva dire cantina, altrimenti si sarebbe passati per montanari ignoranti. Peccato che non avesse saputo ribattere che cànova e càneva sono parole della lingua ita-liana, né più né meno che la parola cantina.
Di quando in quando torno a parlare del dia-letto dei miei avi, perché mi bruciano ancora le piccole ferite che i nostri vecchi dovette-ro subire a causa del loro dialetto.
Come sarebbe stato bello sbattergli davanti il vocabolario e dirgli: “Guarda qui, io parlo italiano né meglio né peggio di te, e quindi non darti tante arie di superiorità solo per-ché sei cittadino”.
Emilio mi raccontava che a scuola il maestro lesse il tema di uno scolaro, e lo sbertucciò davanti ai compagni perché aveva scritto: “In un cantone della stanza…”
“Ah!” disse il maestro “la Svizzera ha i Can-toni, siamo in Svizzera noi?” ed i compagni non si lasciarono scappare l’occasione per ri-dere e sghignazzare di gusto.
È vero, non è molto elegante usare la parola cantone, forse “angolo” suona meglio, ma il vocabolario della lingua italiana dà alla pa-rola “cantone” vari significati, uno dei quali è propriamente “ angolo formato da due pareti che si incontrano. Così tanto impegno veniva posto per insegnare la lingua italiana, e nes-suna voglia di valorizzare e di salvare quel che di valido c’era nel nostro dialetto.

Tempo fa ebbi modo di pranzare in un ristoran-te alla periferia di Rovereto. Chiedemmo “ca-nederli” convinti che non ci sarebbero stati problemi. Sul vocabolario la voce canederli viene spiegata così “speciali gnocchi della cucina tirolese e trentina”, e mio genero, pi-sano, sarebbe stato molto contento di assag-giare quella famosa specialità, ma il ristora-tore ci guardò come se avessimo chiesto la lu-na.
Perché il ristoratore ci guardò in quel modo? Forse i canederli erano un cibo troppo plebeo per trovar posto sul menu di quel ristorante? Il peggio è che non si rammaricò per nulla di non poterci accontentare. Sembrava volesse dirci:
“Proprio i canederli andate a cercare?”
Certamente io ed i miei familiari non lo di-sturberemo una seconda volta!

Postato da: soresina a 20:24 | link | commenti
giglio delle convalli

38. Rondini
Quando l’afa estiva era al colmo e incombeva il temporale, stavo alla finestra a guardare le rondini: volavano basse e veloci lungo la via nel loro incessante andirivieni in cerca d’insetti. Erano i momenti in cui le vedevo da vicino, a pochi metri da me, perché col tempo bello si libravano in alto, sopra i tetti del-la città.
Le rondini che si preparavano a partire erano uno spettacolo stupendo. Alla fine di settem-bre le rondini delle città cominciavano a ra-dunarsi sui fili della luce. Ogni dì più nume-rose stavano lì giorno e notte, allineate, garrule, in attesa delle ritardatarie e del momento propizio per la partenza.
Il petto e il capino candidi, dorso e ali ne-ri, posate sui fili della luce, sembravano no-te musicali contro l’azzurro del cielo. Quante ce n’erano allora! Io le vedevo radunarsi sui fili della luce di via Dante, mentre andavo a scuola.
Adesso non ho più il piacere di godere un così bello spettacolo.
Quando abitavo al quinto piano d’un palazzone di periferia, le rondini tornavano ad ogni primavera al nido che avevano murato sotto il tetto. Quando fu rifatta la facciata dell’edificio, gli operai distrussero il nido, le rondini arrivarono stremate dalle fatiche del lungo viaggio e non ebbero la forza di ri-costruirlo. In quei giorni pioveva senza in-terruzione e la temperatura era bassa. Stette-ro alcuni giorni sul tetto della casa di fron-te, tutte intirizzite ed una mattina raccolsi una rondine che era venuta a morire sulla mia terrazza. L’anno seguente, altre rondini ri-tornarono e costruirono il nuovo nido sull’altra facciata dell’edificio.
Abito in campagna ma non vedo rondini intorno. Ci sono uccelletti molto simili, senza però la loro linea slanciata e l’elegante livrea bian-ca e nera.
Le rondini hanno avuto molto spazio nel mio mondo di bambina, sia in casa che a scuola. Quanti temi, poesie, disegni, canti riguarda-vano questi uccelli amici.
Una poesia di Giovanni Pascoli dice:

“Tornava una rondine al tetto.
L’uccisero, cadde tra spini.
Aveva nel becco un insetto,
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là…
…il nido che attende,
e pigola sempre più piano”.

Bella è anche la canzone che qualcuno ricorde-rà.

“Oh Dio del cielo se fossi una rondinella! …”

“Oh, Dio del cielo, se fossi una rondinella!
Vorrei volare, vorrei volare,
vorrei volare in braccio alla mia bella!”

La rondine era sinonimo di libertà: libero co-me una rondine!
Non ho mai visto i miei nipotini disegnare rondini, certamente ora loro ne vedono ben po-che, mentre nella mia infanzia esse popolavano il cielo sopra Rovereto, sfrecciavano instan-cabili nei loro rapidi voli, e i quaderni di scuola erano pieni di pensierini e di disegni di rondini.
Senza le rondini il cielo è meno bello e meno vivo.
Garrule amiche dei miei anni verdi, addio!

Postato da: soresina a 20:24 | link | commenti
giglio delle convalli




Postato da: soresina a 20:22 | link | commenti

venerdì, 13 aprile 2007

Il mercato si teneva invariabilmente il marte-dì mattina: era una mercato grande, perché va-niva molta gente dai paesi ad aggiungersi a quella di città.
Anche il mercato era per me fonte di innumere-voli informazioni e di qualche spettacolino interpretato dai venditori, apposta per atti-rare acquirenti. Uno spettacolo lo davano i venditori di “musica” sotto forma di grandi fogli colorati con le canzoni in voga; accom-pagnavano la loro offerta con scherzose parole di commento sui testi, con accordi di fisarmo-nica, accenni delle varie melodie e con l’esibizione di un vecchio orso accosciato le-gato a una robusta catena.
Ce n’era d’avanzo per tenermi lì inchiodata ad ascoltare e a guardare.
Il moderno menestrello cantava:

“ Signorine, non guardate i marinai, perché, perché,
vi potrebber combinare tanti guai, perché, perché..
Coniugando il verbo amar,
lor vi insegnano a nuotar
poi vi lasciano affogar!
Signorine, non guardate i marinai…”

Una canzone parlava di un uomo geloso ma che geloso non voleva apparire:

“No, non è la gelosia,
ma è la passione mia;
quando ti guardano gli altri
io fremo perchè
la tua bellezza
la voglio soltanto per me!”

Il menestrello strizzava l’occhio e faceva ri-dere il crocchio di persone che gli stavano davanti. Qualcuno degli spettatori avrebbe comprato il grande foglio colorato su cui c’erano i testi delle canzoni e lo avrebbe portato a casa dove più d’un conoscente sareb-be venuto a copiarselo.
Al mercato c’era un venditore di cravatte ci-nese. Ne teneva alcune di riserva posate su di un braccio e ne teneva una in mano in bella mostra, mentre ripeteva una continua cantile-na:
“Clavatte! Clavatte! Una lila, una lila!”
Io guardavo lui, i suoi occhi a mandorla ed il suo viso: m’ero aspettata che la sua pelle fosse veramente gialla, tipo limone o pulcino ed invece la vedevo solo pallida!
Perché, allora, ci dicevano che i cinesi hanno la pelle gialla?
Un giorno mi fermai davanti al banco dei frul-latori per montare le chiare d’uovo. Il vendi-tore parlava, parlava, mentre apriva un uovo, versava la chiara dentro un cilindretto e sbatteva il tuorlo dentro un secchio. Muovendo in su e in giù lo stantuffo dentro il cilin-dretto, la chiara si gonfiava ed in pochi se-condi appariva completamente montata a neve.
Io guardavo meditabonda il secchio coi tuorli: Che spreco! Pensavo.
Il venditore mi chiese:
“Bambina, hai il maschio a casa?”
Risposi pronta:
“Sì, siamo un maschio e quattro femmine”.
Lui sorrise e disse:
“Ti ho chiesto se a casa tenete il maiale, nel qual caso ti avrei dato i tuorli che sono nel secchio!”
Ohimè! Che figuraccia! Che vergogna provai! e me ne andai via mogia mogia.
Poiché me ne ricordo dopo tanti anni, vuol di-re che ci rimasi male davvero!
Mi fermavo anche davanti al banco dei dolciu-mi: ammiravo soprattutto delle minuscole boc-cettine piene di coloratissimi granellini dol-ci. C’erano quelle panciute e quelle col collo sottilissimo e lungo.
Non ricordo se c’era il banco dei balocchi, o almeno non mi ricordo di essermi fermata da-vanti a balocchi in mostra. Già avevo a mia disposizione le vetrine della città in cui a-vrei potuto ammirare belle bambole d’ogni ti-po, perfino la bambola di panno “Lenci”, il sogno di ogni bambina dei miei tempi.

Postato da: soresina a 19:31 | link | commenti
giglio delle convalli

mercoledì, 11 aprile 2007



Postato da: soresina a 17:15 | link | commenti

giovedì, 05 aprile 2007

L' ANGOLO dei PICCOLISSIMI

Certo ai vostri piccolissimi non farà bene il cioccolato, ma una piccola sorpresa da parte della bisnonna li farà certamente felici!

Toccando via , via le varie parti del viso del piccolo,(occio, orecchio, fronte, bocca, nasino) recitate:

Occhio bello, suo fratello.
Orecchia bella, sua sorella.
La piazza, la porta,
il campanello che fa din.din. din.! E fate dondolare leggermente il nasino, quasi fosse un campanellino.

Auguro una FELICE PAsqua ED ANCHE UNA NOTTE SERENA.
NEDDA

Postato da: soresina a 19:37 | link | commenti (2)