Eccomi

Blogger: soresina
Nome: nedda
Voglio presentarmi ai visitatori, in modo che possano farsi un'idea della persona che li invita ad entrare. Sono un'insegnante di scuola elementare in pensione da molti anni. Ho passato gli ottanta ed ancora provo interesse per tutto ciò che avviene intorno a me. Questa faccenda dei siti mi intriga parecchio perché li trovo un modo nuovo di incontrare, sia pure virtualmente, persone nuove, per scambiarsi idee, esperienze, paure e speranze. Sono nonna e trisnonna e seguo il consiglio dato da un dirigente agli anziani invitati a partecipare ad un corso per imparare ad usare il computer. "......non abbia a succedere che un vostro nipotino vi dica "stai lontano dal mio computer, potresti combinare guai!". Vi riporto questo discorso per scherzare su una realtà molto seria. Quando, in tempi molto lontani, un film, bello o brutto che fosse, riempiva le sale, ci fu un imponente movimento d'opinioni che , vedendone soltanto il lato negativo, tendeva a distogliere gli aspiranti spettatori, e in modo speciali noi giovani, da un divertimento pericolosissimo per la morale. Un decennio dopo circa, i film, quelli adatti, e magari purgati, venivano proiettati nelle sale parrocchiali procurando ai ragazzini un enorme divertimento ed ai genitori un paio d'ore di pace domestica. Ora lo sviluppo della tecnica e della scienza ci offre nuove possibilità. Non è meraviglioso che anche noi vecchietti possiamo approfittarne per un vicendevole aiuto? Mi scuso di usare spesso la parola "vecchietto" al posto di anziano; spero che nessuno mi consideri poco rispettosa. Nella parola "vecchio" ci sento tanta verità mentre nella parola "anziano" ci sento l'ipocrisia. Chi legge sceglierà di chiamarmi come più gli piace. Bella gente ,(come dice il Gabibbo) , vi prego, entrate nel mio sito, sarete i benvenuti. Molto cordialmente vi saluto.

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giovedì, 15 maggio 2008

STASSERA

 è la volta di una tiritera che, spero, divertirà i vostri ragazzini. Se foste vicini potrei offrirvi una rosa. Il pc, per ora non è ....atrrezzato allo scambio di doni, "pensierini" come poeticamente li chiamano in Toscana.

Credo sia già sul blog, però sarebbe faticoso ritrovarla perciò la riscrivo:

Il paese all'incontrario

Che gente strana, in quel paese!

Quando dovevano risponder sì,

giravano il capo in quà e in là,

e quando volevano dir di no,

maandavano il capo in su e in giù.



Per cucinare usavano il vino,

e dentro i fiaschi mettevano l'acqua,

per camminare usavan le mani,

per lavorare usavano i piedi.

Durante l'inverno stavan sbracciati,

durante l'estate imbacuccati.



La scarpa destra sul piede sinistro,

la scarpa sinistra sul piede destro.

Nel caffelatte mettevano il sale,

e tanto  zucchero nella minestra.

Per farsi il bagno usavan la sabbia,

e ne cemento mettevan  sapone.



Mettevan gli occhiali sopra gli orecchi

, metteva le calze sopra le scarpe,

se uno rideva gli altri piangevano,

se uno piangeva ridevan tutti.

Passavano sempre dalla finestra,

ché dalla porta passavano i gatti.



Giocavano ai dadi con ciottoli tondi.

Se uno vinceva si lamentava,

e se perdeva gridava evviva!

Ai loro cani davan la ciccia,

loro mangiavano pane muffito.

Al figlio obbediente davan schiaffoni,

a quello discolo facevan caeezze.



Se c'era una festa piangevano tutti,

se c'era un guaio ridevan da matti.

Lor delle uova mangiavano i gusci

albumi e tuorli li davano ai porci.

Si coricavano sotto il letto,

e sul guanciale posavano i piedi



Ma guarda che che gente! dissero i ceppi,

tutte le cose le fanno al rovescio,

e noi stanotte farcciam come loro,

non più nella cappa il fumo mandiamo,

lo manderemo tutto all'ingù.



Quando fu giorno quei poveretti,

nello specchietto si videro neri,

e dissero: così siamo belli,

vogliam restare sempre così.

Allora i ceppi dissero: Ohimè!

chi nasce rovescio rovescio resta,

non c'è rimedio, ahimè non c'è



Ora viene la strofa conclusiva, chi la trova troppo cruda, può  tranquillamente saltarla.-



In una notte di grande gelo,

in quel paese grandi e piccini

si congelarono ohimè sotto i letti

Di quella gente non c'è più nessuno,

dormono tutti nel camposanto,

con povere croci messe all' ingiù.



Questa storia si presta ad essere illustrata dagli scolari. Una o l'altra delle strofe dovrebbe aver fatto presa su di loro che, fortunatamente ,sono nati in un paese o in una città dove tutti fanne le cose a diritto!



Buona serata,

nonna nedda.

Postato da: soresina a 17:46 | link | commenti (7)


Commenti
#1   16 Maggio 2008 - 14:54
 
Ciao mamma,
elisa ha trovatoun gattino piccolissimo sperdutoinmezzo all'erba, e l'ha preso. Così ora ne abbamo due, e la gatta è gelosissima. Ma poi si divertirà anche lei!
ciao
Mari
utente anonimo

#2   16 Maggio 2008 - 15:26
 
!incontrario all' filastrocca questa bella Che

Stefano
ciao
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#3   16 Maggio 2008 - 19:26
 
Oddio che mi hai fatto ricordare.
Pensa che a un mio nipotino acquisito (ancora non sono nonno, ahimè) raccontavo una favoletta inventata sulla fattispecie della tua filastrocca. Lui si divertiva ad ascoltare ed io più di lui a narrare quello che inventavo e mi frullava sul momento.
del resto facevo così anche con mio figlio Lele. Inventavo delle favolette che poi dimenticavo facendolo arrabbiare quando mi sfuggiva qualche particolare durante le roproposizioni, ovviamente e difficilmente, uguali alla prima volta.
E Lele mi correggeva continuamente
ricordando anche i particolari meno significativi.
grazie, cara maestra.
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#4   16 Maggio 2008 - 19:27
 
Scusa Nedda, volevo dire "riproposizioni".
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#5   16 Maggio 2008 - 20:08
 
Elisa, la famiglia cresce eh?
Che nome gli o le metterai?
Caro enzo,
la filastrocca si può allungare a piacimento, si immaginano varie situazioni comiche, se la rima non torna, pazienza: faremo come quei cantautori che tengono lunghe le vocali di una sola parola e la danno lo spazio
che basterebbe per un verso della canzone oppure ripetono e ripetono la stessa parola.
Lele si comportava come tutti i bambini, vorrebbero la storia ripetuta fino a che se ne sono appropriati fino in fondo, e guai a cambiare una parola!
Si sentono traditi , la storia sembra loro non così bella come la volta precedente.
Felice notte,
nonna nedda.
invece di un pelusce per la nascita del piccolo Alessio gli ho dedicato la filastrocca, scritta al pc ma corredata di dedica scherzosa, scritta a mano!
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#6   17 Maggio 2008 - 21:51
 
La tua irresistibile filastrocca mi ha riportato in superficie questa storia che mio fratello mi recitava sempre,
ecco quà:

Era un giorno di notte.
La luna coi suoi cocenti raggi
illuminava la terra schiacciata.

Mentre il sole cadeva a larghe falde,
io da solo, ma insieme ai miei amici
me ne andai per una strada lunga, larga, corta e stretta.

Entrai in un campo di meli, pieno di pere,
prendendo una patata da un albero.

Vidi, poi, seduto in piedi
sopra un sasso di legno,
un cadavere vivente
che leggeva un giornale senza parole al chiarore di un lumino spento.

Allora tirai fuori il mio coltello
che gli mancava soltanto la lama e il manico, glielo conficcai nel cuore e gli dissi:
"Tu muori scellerato per aver mangiato lo zucchero salato!"


Geniale!
Ciao a Nonna Nedda e agli altri ospiti,
Stefano
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#7   29 Maggio 2008 - 15:47
 
Cari amici,
son contenta che la filastrocca vi sia piaciuta, state certi che i bimbi hanno il senso dell'assurdo e più spropositi diciamo più li facciamo felici!
nedda
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