
Nome: nedda
Voglio presentarmi ai visitatori, in modo che possano farsi un'idea della persona che li invita ad entrare.
Sono un'insegnante di scuola elementare in pensione da molti anni. Ho passato gli ottanta ed ancora provo interesse per tutto ciò che avviene intorno a me. Questa faccenda dei siti mi intriga parecchio perché li trovo un modo nuovo di incontrare, sia pure virtualmente, persone nuove, per scambiarsi idee, esperienze, paure e speranze.
Sono nonna e trisnonna e seguo il consiglio dato da un dirigente agli anziani invitati a partecipare ad un corso per imparare ad usare il computer. "......non abbia a succedere che un vostro nipotino vi dica "stai lontano dal mio computer, potresti combinare guai!". Vi riporto questo discorso per scherzare su una realtà molto seria.
Quando, in tempi molto lontani, un film, bello o brutto che fosse, riempiva le sale, ci fu un imponente movimento d'opinioni che , vedendone soltanto il lato negativo, tendeva a distogliere gli aspiranti spettatori, e in modo speciali noi giovani, da un divertimento pericolosissimo per la morale. Un decennio dopo circa, i film, quelli adatti, e magari purgati, venivano proiettati nelle sale parrocchiali procurando ai ragazzini un enorme divertimento ed ai genitori un paio d'ore di pace domestica.
Ora lo sviluppo della tecnica e della scienza ci offre nuove possibilità. Non è meraviglioso che anche noi vecchietti possiamo approfittarne per un vicendevole aiuto?
Mi scuso di usare spesso la parola "vecchietto" al posto di anziano; spero che nessuno mi consideri poco rispettosa. Nella parola "vecchio" ci sento tanta verità mentre nella parola "anziano" ci sento l'ipocrisia. Chi legge sceglierà di chiamarmi come più gli piace.
Bella gente ,(come dice il Gabibbo) , vi prego, entrate nel mio sito, sarete i benvenuti.
Molto cordialmente vi saluto.
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L'INVENTIVA delle donne in tempo di povertà generalizzata.
Le donne giovani, meno giovani ed anche vecchie dovevano occuparsi del vestiario di tutta la famiglia.
Il dopo cena era riservato al rammendo, al rattoppo, alla cucitura, allo sferruzzare calzerotti , maglie, berretti sciarpe necessari per la stagione invernale.
Gli indumenti non più portabili dall'adulto, venivano scuciti, la maglia disfatta, e rimodellati a misura di bambino o di adolescente. Questo lavoro veniva svolto da sarte a giornata ed anche i professionisti della città vi ricorrevano per adattare i propri vestiti ai figli.
Un abito da uomo di buona lana inglese, alternato con un altro simile, poteva reggere l'usura per cinque anni, dopo di che veniva scucito dal sarto , rigirato, rammendati gli occhielli ed il taschino , e ricucito. Sembrava nuovo.
e sarebbe stato usato per altri cinque anni.
Le lenzuola grandi erano composte di tre teli cuciti solidamente a mano. Via via che il tempo produceva usura, i teli venivano scuciti e girati in modo che la parte logora restasse all'esterno. Talvolta le lenzuola venivano rattoppate con pezzi di altre lenzuola ormai finite , oppure servire come pezze per i neonati o pezze per i giorni delle mestruazioni, o per farci strofinacci.Tante massaie stiravano anche queste pezze perché convinte che sarebbero durate più a lungo.
Molti studenti , di famiglia contadina, venuti in città per studiare, portavano calzoni con le toppe sul sedere. i cittadini no.
Le ragazze si cucivano a mano dei reggiseni belli...corazzati: per il rigido inverno eseguivano con l'uncinetto un reggiseno di lana.
I reggiseni di solido tessuto di cotone venivano ricavati da quadrati ai quali veniva tolto un quarto di superficie, il tessuto rimanente veniva ricucito lungo i tagli sì da formare una coppa: se la punta della coppa era giudicata poco decente perché sarebbe stata notata sotto il vestito veniva arrotondata. Spalline di cotone o di elastico, una striscia a cui appoggiare le coppe , prolungata fino a che i lembi si toccavano sul dorso, un bottone con l'asola ed il reggiseno fai-da-te era pronto.
I piatti venivano rigovernati con liscivia o soda e con la cenere della stufa. Era una faccenda odiosa perché le stoviglie uscivano terse ma l'unto restava sul lavandino e sull'acquaio e per mandarlo via ci voleva fatica. Le posate erano di ottone o di alpaca o di ferro ed andavano sfregate ad ogni rigovernatura in modo che tornassero lucenti.
Per tornare agli indumenti, cari amici visitatori, vi racconto che le donne toscane in quanto a lavori a maglia non le batte nessuno. Pensate che una semplice soletta veniva realizzata in modo che si potesse togliere solo la parte logora, il calcagno o la calotta e ripristinare il tutto in modo ineccepibile.
Le massaie toscane lavoravano ai ferri calde maglie di lana merinos: le maglie venivano realizzate a maglia rasata , liscia, e la lana di pecora grezza aveva la particolarità di riuscire tutta sbilenca , difetto cui ovviavano le donne con inventiva e buon gusto: il lavoro procedeva in tondo ed in corrispondenza dei fianchi, le magliettaie operavano due colonnine di punti a rilievo, il contrario della maglia rasata, in tal modo raddrizzavano il lavoro!
Non avevo mai visto prima tanta abilità perché non avevamo noi montanare lana disponibile, tutti gli indumenti erano costituiti da cotone, anche d'inverno.
Fine della seconda puntata.nona nedda
CARISSIME, candide suorine
quelle di Borgo a .C., tutte in età avanzata, meno suor Carmen, sui cinquanta.
Tutti i giorni feriali Antonio ed io andavamo all'Istituto per dedicare un'ora di insegnamento della lingua italiana e dell'aritmetica ai loro giovanissimi ospiti, maschietti e femminucce, tutti figli di donne africane, occupate come domestiche in quel di Firenze.
Per la FESTA della MAMMA, suor Carmen preparò uno spettacolino, recite, danza e canti . Fummo invitati molto calorosamente a partecipare per poter poi scrivere un breve resoconto per i Superiori e per una rivista locale. Sol
tanto io potei essere presente. La festicciola si svolse senza intoppi, ma un "numero " mi lasciò esterefatta!
I bambini, una mezza dozzina, erano vestiti inappuntabilmente da soldatini e marciavano in tondo al suono d'una allegra musichetta; tenevano tutti un mano un FUCILINO!
Oh, Dio mio, che cosa hai fatto , cara suor Carmen?
Finita la marcia, i bambini si misero in riga sul bordo del palco,in posizione di TIRO ed al comando del loro capo, spararono......un FIORE (di plastica)!
Questo inaspettato finale avrebbe dovuto riscattare l'angoscia di chi aveva visto in quegli innocenti dei soldati pronti a dare la morte! Povere mamme spettatrici!
Rimasi molto scossa e, finito lo spettacolo, dissi a suor Carmen che lo spettacolino dei soldati non avrebbe dovuto prepararlo MAI PIU'.
Suor Carmen è filippina, immagino sia venuta giovanissima in Italia per entrare nell' ordine religioso da lei scelto e che al suo Paese la figura del SOLDATO sia simbolo di valori positivi. Ma noi eravamo in Italia e nel DUEMILA!
Buona notte amici, nedda
NINNA NANNA N.2
Visto che la prima ninna-nanna ha riscosso, successo ve ne scrivo un'altra, è toscana, sembrerebbe dedicata ad una femminuccia ma in epocas che ancora ricordo, i piccolini vistivano un abitino, simile a quello delle femminucce.
"Fate la nanna, coscine di pollo,
la vostra mamma vi ha fatto un gonnello,
e ve l'ha fatto con lo smerlo in tondo,
fate la nanna , coscine di pollo.
Fate la nanna e possiate dormire,
il letto è fatto di tutte vìole
e le coperte di panno sottile,
fate la nanna, begli occhi di sole.
Ninnananna, ninna nanna , il bambino è della mamma,
della mamma e di Gesù e il bambino non piange più.
ninna nanna, ninna nanna...."
Che il piccolino si addormenti presto in modo che i "grandi" possano tirare il fiato! Ciao a tutti, nedda
PER I PIU' PICCINI
Stella, stellina,
la notte s'avvicina,
la luna (?) traballa,
la mucca è nella stalla,
la mucca ed il vitello,
la pecora e l'agnello,
la capra e il caprettino,
ognuna ha il suo bambino,
ognuno ha la sua mamma
e tutti fan la nanna!
Sogni d'oro,
nedda