Eccomi

Blogger: soresina
Nome: nedda
Voglio presentarmi ai visitatori, in modo che possano farsi un'idea della persona che li invita ad entrare. Sono un'insegnante di scuola elementare in pensione da molti anni. Ho passato gli ottanta ed ancora provo interesse per tutto ciò che avviene intorno a me. Questa faccenda dei siti mi intriga parecchio perché li trovo un modo nuovo di incontrare, sia pure virtualmente, persone nuove, per scambiarsi idee, esperienze, paure e speranze. Sono nonna e trisnonna e seguo il consiglio dato da un dirigente agli anziani invitati a partecipare ad un corso per imparare ad usare il computer. "......non abbia a succedere che un vostro nipotino vi dica "stai lontano dal mio computer, potresti combinare guai!". Vi riporto questo discorso per scherzare su una realtà molto seria. Quando, in tempi molto lontani, un film, bello o brutto che fosse, riempiva le sale, ci fu un imponente movimento d'opinioni che , vedendone soltanto il lato negativo, tendeva a distogliere gli aspiranti spettatori, e in modo speciali noi giovani, da un divertimento pericolosissimo per la morale. Un decennio dopo circa, i film, quelli adatti, e magari purgati, venivano proiettati nelle sale parrocchiali procurando ai ragazzini un enorme divertimento ed ai genitori un paio d'ore di pace domestica. Ora lo sviluppo della tecnica e della scienza ci offre nuove possibilità. Non è meraviglioso che anche noi vecchietti possiamo approfittarne per un vicendevole aiuto? Mi scuso di usare spesso la parola "vecchietto" al posto di anziano; spero che nessuno mi consideri poco rispettosa. Nella parola "vecchio" ci sento tanta verità mentre nella parola "anziano" ci sento l'ipocrisia. Chi legge sceglierà di chiamarmi come più gli piace. Bella gente ,(come dice il Gabibbo) , vi prego, entrate nel mio sito, sarete i benvenuti. Molto cordialmente vi saluto.

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domenica, 13 maggio 2007

Le pecorelle della TV



Una volta alla TV, tra un programma e l'altro, c'era un intervallo, sempre il solito, sempre uguale, sempre quello, sempre la stessa scena: un prato con le pecore che a testa bassa guardavano l'erba che si stendeva ai loro piedi, borbottavano per la noia ma che non si decidevano a prendere una qualche decisione.

Un pomeriggio Tania e suo fratello Lodovico erano in salotto e guardavano i cartoni animati. Quando i cartoni animati finirono, i bambini approfittarono dell'Intervallo con le pecore per andare in cucina a fare merenda. Se a loro era venuto a noia quell'intervallo sempre uguale, figuratevi quanto erano annoiate le pecore stesse.

Ad un certo momento la pecora più vivace e più coraggiosa, che si chiamava Clarissa, disse alle compagne: «Amiche; secondo me questa vita è una gran barba: voi che ne dite?»

Le altre risposero: "Già! È proprio così! Ma che ci possiamo fare?»

E Clarissa: “In questo momento in salotto non c'è nessuno, approfittiamo dell'occasione per andarcene una buona volta dal video. Non ci sono né pastore né cane pastore che c’impediscano di farlo».

Le pecore alzarono un po' il muso e belarono: «Dici bene, Clarissa.. Se parti tu, noi ti seguiamo tutte senza esitare».

Dovete sapere che le pecore dove va una vanno tutte le altre.
Allora Clarissa, decisa, urtò con gli zoccoli contro il video del televisore e lo ruppe; saltò giù sul pavimento del salotto e tutte le altre fecero altrettanto.
In perfetto silenzio, cercando di non fare rumore, infilarono la porta che era rimasta aperta, scesero le scale e uscirono dal portone.

Il portinaio, dalla sua guardiola, aveva visto le pecore passare svelte svelte e non credeva ai suoi occhi. Era pieno di stupore e gli tremavano talmente le gambe che non poté muovere nemmeno un dito per fermarle.

Il gregge, con Clarissa in testa, camminava sulla strada tenendo giudiziosamente la destra e la gente si fermava sui marciapiedi ed esclamava: «Oh, che belle pecorelle, dove vanno da sole, senza pastore? Finiranno schiacciate dalle automobili.»

Un ragazzo, coscienzioso e deciso, corse al vicino telefono pubblico, formò il numero dei vigili urbani che stava scritto su di un foglio appeso dentro la cabina, e disse affannato: «Venite subito in Piazza del Mercato! Per la strada c'è un piccolo gregge di pecore allo sbando, venite a salvarle».
«Veniamo subito» fu la risposta.

Infatti, dopo pochi secondi, arrivò l'automobile dei vigili urbani. L'autista decise di sorpassare le pecore per poterle fermare poi più avanti, così le pecore trovarono la strada sbarrata, e tutte ammucchiate e sgomente belarono a più non posso. Intanto il comandante aveva avvertito col telefonino i vigili del fuoco perché accorressero con un furgone.



Clarissa non si spaventò, decise che conveniva stare tranquille e che in qualche modo avrebbe trovato una soluzione per difendere la conquistata libertà.
«State calme e fidatevi di me - disse alle compagne - non siamo certo scappate dalla televisione per finire nella stalla del Comune e magari, Dio ne scampi, sul bancone del macellaio!»
Le pecorelle si acchetarono seguendo il suggerimento di Clarissa perché ‚ si fidavano di lei.

Il comandante dei vigili urbani disse con tono deciso e autorevole: «Mentre aspettiamo che arrivi il furgone dei vigili del fuoco, voi pecore, che ve n’andate a zonzo così senza pastore, dovrete rispondere alle mie domande, però voglio che una sola di voi parli per tutte altrimenti ci sarebbe troppa confusione. Chi risponde?»

«Clarissa! Clarissa, Clarissa!» belarono le pecorelle.
E il comandante: «Chi è il vostro padrone, Clarissa?»
«La televisione! Noi siamo le pecore dell'Intervallo e non vogliamo più stare lì dentro perché siamo arcistufe»

«Davvero? E come avete fatto ad arrivare fin qui?»

«Siamo uscite dal video, abbiamo sceso le scale di quella casa e abbiamo imboccato la prima strada che ci siamo trovate davanti»

«Incredibile! E dove volete andare? Non potete camminare per la strada senza pastore, è troppo pericoloso»

«Ma noi il pastore ce l'abbiamo - protestò Clarissa - sono io il pastore. Io voglio condurre le mie compagne pecore fino alla Fattoria dei Verdi Pascoli che è così grande che ci possiamo stare anche noi. L’erba è fresca e vera, non secca e finta come quella della TV».

«Sia come che sia - osservò il comandante dei vigili urbani - per ora dovete contentarvi di salire sul furgone dei vigili del fuoco che è già qui, e che vi porterà alla stalla comunale».

«E come facciamo? - protestò Clarissa - il pianale è troppo alto per noi».

«Non ci sono problemi, guarda: faccio aprire il portellone e appoggiare un'asse sul pianale, così non avrete altre scuse. Fate le brave, tu, Clarissa e tutte voi altre, salite senza spingervi, c'è posto per tutte».

Clarissa e le compagne obbedirono all'invito del comandante senza altri discorsi perché sembrava che il comandante fosse già nervoso e spazientito e non volevano peggiorare la situazione.
Una dopo l'altra entrarono nel furgone dei vigili del fuoco, il vigile autista ritirò l'asse, chiuse il portellone e si mise al volante. Il comandante ordinò la partenza e il furgone si mise in moto. Dentro c'era pochissima luce e le pecorelle tremavano per l'ansia di quello che sarebbe loro successo. Clarissa pensava, rifletteva sulla situazione in gran silenzio, e dopo poco esclamò «Amiche, per ora lasciamo che ci portino alla stalla, quando saremo là vedremo che cosa si può fare per uscire tutte da quest’intoppo. Spero che mi venga un'idea buona».

Il furgone andava veloce perché chiedeva strada alle auto con la sirena posta sul tetto, e in breve tempo arrivò sul piazzale della stalla comunale. Qui le pecore ebbero l'ordine di scendere ma si accorsero che non c'era nessuna asse e Clarissa sussurrò alle compagne: «Scendiamo anche senza asse, con la massima prudenza, ma appena a terra fingiamo di esserci tutte azzoppate, e beliamo a squarciagola».
Clarissa e le compagne scesero sane e salve dal furgone e immediatamente si sdraiarono a terra belando tanto forte che si sarebbe impietosito un sasso, fingendo di essere gravemente ferite. Davanti a quella scena straziante il vigile del fuoco autista si spaventò e corse a cercare aiuto dagli altri vigili; ne arrivarono di corsa tre e l'autista chiese loro: «Cosa mi consigliate di fare con tutte queste pecore dalle zampe rotte? Dovremo portarle a braccia una per una all'ambulatorio veterinario?»

I colleghi risposero: «Ci vorrà un sacco di tempo se le portiamo a braccia‚ è anche una gran fatica, è meglio andare a prendere delle barelle con grandi ruote, ci carichiamo le pecore, e in poco tempo e con poca fatica sbrighiamo la faccenda».

E così successe che l'autista e i tre colleghi si allontanarono rapidamente lasciando le pecore che facevano a chi belava più forte per far credere che stavano tanto male. Subito dopo la partenza dei vigili, Clarissa per prima e le altre immediatamente dopo smisero di belare e si rizzarono sulle quattro zampe.

Clarissa propose a bassa voce: «Amiche, dalla porta della stalla arriva l'odore dei cavalli e il suono di qualche sbuffo; io direi che possiamo entrare a cercare rifugio e aiuto presso quei grandi animali; col loro permesso possiamo nasconderci ciascuna sotto la pancia di un cavallo. Quando i vigili saranno ritornati non ci vedranno più né zoppe né sane. Stanotte studieremo il modo per andarcene di qui e raggiungere la Fattoria dei Grandi Pascoli dove ci aspetta la vita libera e felice.»

«Clarissa, che pecora intelligente che sei e piena di coraggio! - belarono le amiche - noi facciamo volentieri come dici tu!”

Tutto il gruppo delle pecore, con Clarissa in testa, entrò nella stalla, chiesero il permesso ai cavalli di nascondersi sotto il loro ventre, ma i cavalli non risposero né sì né no perché ‚ stavano dormendo (si sa che i cavalli dormono in piedi): le pecore si fecero coraggio e pur senza permesso dichiarato per non infastidire troppo i cavalli svegliandoli, presero posto cautamente sotto le loro pance.

I vigili ritornarono con le barelle ma di pecore azzoppate non trovarono più nemmeno l'ombra; rimasero sbalorditi e pensarono che durante la loro assenza fossero venuti dei banditi e avessero caricato le pecore su un camion per venderle poi ai macellai.
«Accidenti ad ogni cosa! - dissero i vigili - e ora che gli si racconta al comandante? Per ora ci conviene chiudere la stalla perché ‚ non vengano a rubarci anche i cavalli e subito dopo andiamo al comando della polizia per denunciare il furto.»

Intanto nella stalla i cavalli, dopo una dormitina ristoratrice, si svegliarono, abbassarono i musi per mangiare un po' di fieno e scoprirono la presenza delle pecore e chiesero loro: «Cosa ci fate qui? Questa parte della stalla è riservata ai cavalli, le pecore stanno da un'altra parte e, soprattutto diteci che cosa ci fate tra le nostre zampe».

Rispose Clarissa: « E' una storia un po' lunga, ma io vi dirò in breve che siamo le pecorelle della TV, che siamo scappate dal video perché ‚ vogliamo vivere libere e felici nella Fattoria dei Grandi Pascoli. Il nostro viaggio l'hanno interrotto i vigili urbani che volevano farci rinchiudere qui, ma noi siamo decise a sfuggire anche a loro e anche ai vigili del fuoco e intanto, mentre loro ci cercano, ci nascondiamo qui da voi nella attesa dell'occasione buona per riprendere il nostro viaggio. Amici cavalli, grandi e belli e forti, ci aiuterete?»

Rispose Torre, il cavallo più alto di tutti: «Mi siete simpatiche; piace a tutti vedere delle pecore speciali, cosi coraggiose, intraprendenti e amanti della libertà, faremo il possibile per aiutarvi.»
Clarissa e le compagne si sentirono rincuorate dalle parole di Torre, i loro timori di non farcela scemarono un po'.
Clarissa chiese a Torre: «Quando vi faranno uscire dalla stalla?»
«Domani mattina, come ogni altro giorno»

«E dove vi conducono?»

«Al Pratone, dove posiamo trottare, correre e brucare l'erba tenera»

«Ci sono molti guardiani a sorvegliarvi?»

«No, uno solo»

«Quanto tempo rimanete sul Pratone?»

«Tutto il giorno; verso sera ritorniamo qui; oggi siamo rientrati un po' prima perché ‚ il Pratone serviva al raduno dei boy-scout».
«Il Pratone è lontano dalla Fattoria dei Verdi Pascoli?»
«No, sono confinanti, basta attraversare una siepe. Perché ‚ lo vuoi sapere?»

«Perché ‚ il nostro progetto è di farci aiutare da voi per raggiungere la Fattoria dei Verdi Pascoli dove ci sono già tante pecore; noi intendiamo mescolarci a loro in modo che nessuno possa mai più riconoscerci come le pecore dell'intervallo e non sarà difficile perché siamo un po' tutte uguali.»

«Ma come ci arrivate alla Fattoria dei Grandi Pascoli senza che nessuno vi veda e vi fermi per la strada?»

«Se voi cavalli ce lo permettete, noi ci aggrapperemo al vostro ventre, usciremo dalla stalla con voi e arriveremo alla Fattoria dei Grandi Pascoli senza che lo stalliere ci scopra.»

«Va bene

disse Torre a nome anche degli altri cavalli -

ve lo concediamo, come premio del vostro coraggio, però ora lasciateci dormire».

I cavalli chiusero gli occhi e si riaddormentarono.
Le pecore si sdraiarono comodamente sotto il ventre dei cavalli e anche loro presero ben presto sonno.

Al mattino, di buon’ora, arrivò lo stalliere, infilò una grossa chiave nella gran toppa del portone della stalla comunale; cavalli e pecore lo sentirono, si svegliarono e in fretta le pecore si aggrapparono al ventre dei cavalli e attesero che lo stalliere entrasse.
«Sveglia dormiglioni, è tempo di uscire” gridò lo stalliere.

I cavalli lasciarono ciascuno il proprio stalletto, entrarono nella corsia di mezzo e uscirono dalla stalla: lo stalliere in testa, loro dietro e le pecore aggrappate alle loro pance, ma lo stalliere non si accorse delle pecore e guidò il gruppo dei cavalli fino al Pratone; mentre i cavalli si sparpagliavano attorno, lo stalliere si mise seduto su un sasso per farsi una bella pipata in santa pace e leggere il giornale.

Le pecore, stanche di tenersi aggrappate al ventre dei cavalli, furono contente di lasciarsi cadere per terra, si raddrizzarono subito sulle quattro zampe, ringraziarono e salutarono sottovoce i cavalli e trotterellarono verso la siepe che separava il Pratone dalla fattoria dei Grandi Pascoli. La siepe non era tanto fitta e nemmeno spinosa, le pecore l'attraversarono senza danni e finalmente si trovarono nei Grandi Pascoli dove c'era una moltitudine di pecore che brucavano libere e tranquille l'abbondante erbetta fresca e rigogliosa.

Per le nostre pecore della televisione venne il momento di accomiatarsi le une dalle altre per potersi mescolare alle pecore dei Grandi Pascoli. L'addio fu breve ma affettuoso. Le pecore strusciarono i musi l'uno contro l'altro, si dettero la zampa e per Clarissa ci fu un ovazione di belati riconoscenti ed esultanti.

Chi le avrebbe più riconosciute per le pecore della televisione?
Nessuno! Infatti, nessuno riuscì mai a sapere dove erano andate a finire le pecore dell'intervallo.
Vi ricordate ancora di Tania e di Lorenzo?
Quando i bambini trovarono il televisore rotto chiamarono gridando ad alta voce i genitori perché ‚ venissero a vederlo.
I genitori pensarono che il televisore fosse scoppiato da se come alle volte succede; chiamarono il tecnico che cambiò lo schermo con uno nuovo. Tutto ritornò in ordine però misteriosamente le pecorelle erano scomparse del video e non si videro mai più: si sentiva la musichetta ma il video rimaneva grigio e vuoto.

Noi invece sappiamo come sono andate le cose, vero? Però noi non lo racconteremo certo a quelli della televisione, d’accordo?

Postato da: soresina a 21:29 | link | commenti
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